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domenica 11 dicembre 2011

Le radici dell'odio.

Ne avevo parlato giusto un mese fa nel post in cui proponevo il Canto XII dell'Inferno (link): se a commettere un crimine è un connazionale, noi italiani tendiamo a essere assai apologetici e ci sono sempre una famiglia, una cerchia di amicizie - se non addirittura un paese intero - pronte a giurare che il reo è una bravissima persona che non ha mai fatto male a una mosca, che come un capro espiatorio deve pagare anche (o soprattutto) le colpe di altri e che non merita la disumana gogna mediatica a cui viene sottoposto, con l'inevitabile contorno d'insulti e minacce ai giornalisti che di sicuro sono a volte criticabili per come svolgono il loro compito d'informare, ma che comunque tale compito devono pur svolgerlo e devono dar conto dei fatti.
Quando invece a commettere il medesimo crimine è uno straniero, allora alcuni fra noi abbassano la serranda della ragione, mandano il cervello in vacanza e si abbandonano agl'istinti più belluini: a costoro non basta la condanna del reo, ammesso che tale sia, ma la fanno pagare anche a tutta la sua comunità.

Non si è mai sentito, dicevo in quel post, che quando a commettere un crimine odioso è un italiano la gente brandisca mazze e torce e vada a distruggere e poi a dare alle fiamme tutto il condominio o tutto l'isolato in cui abita il criminale. 
Succede assai spesso, invece, che se a commettere un crimine è uno straniero parta la spedizione punitiva, spedizione che non necessariamente punirà il vero colpevole, ma in una sorta di ottusa sineddoche razzista e violenta si colpisce la sua comunità (o una comunità affine, tanto per le squadracce quelli che loro chiamano con disprezzo "gli extra" sono tutti uguali) per colpire il singolo.
A volte non è nemmeno necessario che un crimine e un reo ci siano davvero: basta il sospetto, basta che si sparga la voce e il branco di qualche centinaio di minus habentes pronti a trasformarsi in giustizieri si raccoglie immediatamente in piazza e parte la caccia allo straniero.

È successo anche ieri, a Torino: un'incosciente di 16 anni racconta di essere stata stuprata da due stranieri e nel volgere di poche ore la squadraccia di razzisti violenti organizza la fiaccolata di protesta contro lo straniero invasore e violentatore, assalta un campo di nomadi, distrugge baracche e roulottes e infine appicca il fuoco purificatore alle macerie.
Dopo poco si saprà che quella sciocca ragazzina si era inventata tutto e che non v'è stato alcuno stupro da parte di stranieri, però nel frattempo quel campo nomadi era già stato devastato e bruciato.
Quella sconsiderata aveva semplicemente avuto un rapporto sessuale consenziente con il suo italianissimo fidanzatino, ma siccome a quel punto la sua verginità non c'era più doveva trovare il modo di giustificare la sua perdita alla famiglia e alla società. 
Quale modo migliore dell'incolpare un paio di stranieri, con il fratello che le dava man forte nell'aizzare la folla e indurla al linciaggio?

Ma perchè queste cose non succedono mai quando i responsabili sono italiani?
Perchè se a Montalto di Castro (link) tre ragazzi italiani violentano una quindicenne c'è tutto il paese a difendere gli stupratori, a dare addosso alla vittima e nessuno si sogna di abbattere e dar fuoco alle macerie delle case di quei tre delinquenti e/o a quelle dei loro vicini?
Sia chiaro, io non auspico linciaggi e spedizioni punitive verso nessuno: mi domando soltanto come mai ciò accade solo quando a essere colpevoli - ma anche solo sospettati - sono degli stranieri.

Mi viene quasi da pensare che questi "vendicatori" in realtà non vendichino il crimine ma piuttosto lo "sconfinamento": considerano le femmine italiane degli oggetti di loro proprietà, quindi se vengono stuprate da uno o più italiani sono delle poco di buono che se la vanno a cercare e magari quel che gli capita alla fine gli piace pure, ma se a farlo sono (o si crede che siano stati) degli stranieri allora le femmine ridiventano donne e diventano delle povere vittime, bisogna lavare l'onta col sangue e punire lo sgarbo con devastazione e fuoco.

La violenza cieca e il razzismo sono scarsamente compatibili con l'intelligenza: difficilmente quest'ultima caratterizza chi pratica la prima e il secondo.
Ora quella scriteriata è stata denunciata per simulazione di reato, ma essendo minore e incensurata dal punto di vista legale rischia davvero poco.

Spero soltanto - e le àuguro - che non debba mai in vita sua trovarsi veramente al cospetto di uno o più violentatori: lo stupro è un orrore di un'enormità tale che solo chi lo ha subìto può comprendere e una donna non dovrebbe mai evocarlo nemmeno per ischerzo.
Sicuramente non dovrebbe inventarsi uno stupro solo per giustificare il suo primo rapporto sessuale... né per aizzare una manica di violenti a un linciaggio ingiustificato e mai giustificabile.

Le radici dell'odio sono salde, estese e profonde: basta un nonnulla per scatenare l'ordinaria follia di chi ragiona con le mani, le mazze e le molotov anzichè col cervello; basta un nonnulla per provocare scontri fra etnìe come si sono visti di recente in Francia, prima ancora negli Stati Uniti e ovunque nel mondo ci sia qualcuno che si crede superiore agli altri per il solo fatto di essere nato in un determinato luogo.

Segnalo due presentazioni e un articolo molto interessanti che dimostrano quanto il razzismo altro non sia se non l'ottusa presunzione di qualcuno che si crede migliore di altri:
Professoressa Anna Maria Rossi - Le presunte basi biologiche del razzismo - Parte 1.
Professoressa Anna Maria Rossi - Le presunte basi biologiche del razzismo - Parte 2.
I Gruppi Sanguigni e la Storia dei Popoli

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