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27 giugno 2011

Canzoni d'amore.

No, non ho alcuna intenzione di parlare di quelle micidiali canzoni nelle quali cuore fa invariabilmente rima con amore; non è il genere di musica che ascolto, non mi piace.
Il tema dell'amore è stato esplorato in tutti i modi con il solo limite della fantasia e non credo che esistano parole o pensieri d'amore non ancora detti in musica.
Certo, il malefico tormentone che appestò musicalmente l'estate di una decina di anni fa "Dammi tre parole - sole, cuore, amore..." è forse il gradino più basso che si sia toccato, ma per fortuna ci sono brani d'amore che vale la pena ascoltare, anche se non sempre amore equivale a felicità. Anzi...

Cominciamo andando un bel po' indietro nel tempo, intorno al 1580.
In quel periodo si diffuse in Inghilterra e nel nord Europa un brano che racconta il dolore di un innamorato respinto; quel brano s'intitola "Greensleeves".
Non si sa chi abbia composto Greensleeves, di cui sono arrivate fino a noi alcune versioni alquanto diverse fra di loro, a cominciare dall'intonazione. Questo brano infatti può essere eseguito sia sulla scala minore melodica che in quella dorica. Personalmente lo trovo più gradevole e "naturale" se eseguito sulla scala minore melodica, ma i gusti sono personali; peraltro è abbastanza inusuale per noi sentire brani scritti sulla scala dorica, che per questa ragione ci "suonano" innaturali e perfino stonati.
Le versioni che più probabilmente si avvicinano al brano originale sono quelle per liuto, ma di Greensleeves esistono registrazioni per clavicembalo, per strumenti antichi e con o senza voci.

Andiamo avanti di 20 o 30 anni e trasferiamoci nella Firenze dei Medici.
Qui avremmo trovato la Camerata De' Bardi intenta a immaginare una nuova forma di spettacolo che mescolasse la musica e la recitazione e che avrebbe dato origine al melodramma così come lo conosciamo.
Della Camerata De' Bardi faceva parte Giulio Caccini, che fra il 1600 e il 1614 pubblicò due raccolte di madrigali fra i quali compare "Amarilli, mia bella". Anche in questo caso c'è un innamorato alle prese con delle pene d'amore: la "sua bella" non crede che lui l'ami... dunque si spinge a dirle di squarciargli il petto affinchè possa finalmente crederlo, vedendo che sul suo cuore c'è scritto "Amarilli - è il mio amore".
La stragrande maggioranza delle esecuzioni di questo brano è cantata da un soprano; alcune volte c'è un controtenore (detto anche sopranista o falsettista, ovvero un uomo che si spinge sui registri normalmente riservati alle voci femminili) e poche sono le versioni cantate da tenori.
A dirla tutta non mi spiego come mai un brano in cui un uomo lamenta che la sua donna non creda al suo amore venga cantato quasi esclusivamente da voci femminili (o simil tali) e questo è uno dei tanti misteri della musica: è un po' come se l'aria "Amami Alfredo" dalla Traviata venisse sistematicamente cantata da un baritono...
Su Youtube ho trovato una versione di "Amarilli, mia bella" cantata dal tenore Ramon Vargas che mi sembra interessante.

La terza canzone d'amore che segnalo ci riporta ai giorni nostri o quasi, dato che si parla del 1970.
In quell'anno, Cat Stevens pubblicò l'album "Mona Bone Jakon" e la prima traccia di quel vinile è "Lady D'Arbanville".
Questa canzone ci racconta la disperazione di un uomo che cerca di convincersi che la sua donna stia dormendo, mentre in realtà giace morta... e le chiede, non rassegnandosi all'evidenza, come mai dorma così immobile, perchè il suo cuore sia così silenzioso, perchè sia tanto pallida, perchè sembri tanto fredda.

L'ultimo brano che ho scelto è "Cyrano" di Francesco Guccini. Non occorre aggiungere altro, le vicende di Cyrano de Bergerac sono note tanto quanto il suo amore puro e impossibile - e dunque sublimato - per Rossana.

Buon ascolto.







03 gennaio 2011

La follia.

Il tema noto come "La Follia" (anche detto "La follia di Spagna") è una delle musiche più antiche conosciute in Europa.

Anche se le prime pubblicazioni risalgono alla metà del 17° secolo, la progressione di accordi da cui si sviluppa si diffuse più o meno contemporaneamente in diversi Paesi fra la fine del 15° e l'inizio del 16° secolo.

Si può quindi dire che sia stato il primo brano ad avere notorietà su scala globale, almeno per l'epoca. A parte gli oltre 150 musicisti che nei secoli hanno fatto proprio questo tema, esistono musiche della tradizione africana, canaria e brasiliana riconducibili alla "Follia".

Il tema si sviluppa su sedici battute nella tonalità del re minore e alcuni musicologi ipotizzano che abbia avuto una simile diffusione continentale perchè questa linea armonica si presta particolarmente all'improvvisazione melodica.

Dato l'elevato numero di musicisti che hanno composto variazioni su questo tema (fra gli altri Scarlatti, Vivaldi, Geminiani, Corelli, Liszt, Bach, Salieri e perfino Rachmaninov), ci sono versioni della "Follia" per orchestra, per strumenti singoli e per due o più strumenti.
Personalmente preferisco le versioni per clavicembalo solo, per archi e clavicembalo e per organo.





23 dicembre 2010

La voce di Dio.

Qualcuno ha definito il suono dell'organo a canne "La voce di Dio", per la potenza sonora che l'organo da chiesa sviluppa (ascoltare un organo da chiesa è un'esperienza multisensoriale: oltre che il suono percepiamo a livello fisico anche le vibrazioni prodotte dalle note più basse) e per il legame indissolubile fra questo strumento e la liturgia cristiana.
Che si sia credenti o no, è difficile rimanere indifferenti a certi brani per organo, soprattutto se li si ascolta in  quelle rare circostanze favorevoli che con un po' di fortuna ogni tanto si verificano.

Mi è capitato parecchie volte, passeggiando per la mia città, di passare davanti a una chiesa e sentire l'organo suonare. Per me il suono di un organo è un richiamo irresistibile: sono sempre entrato in quelle chiese - che in orari lontani dalle funzioni religiose sono in genere deserte - e mi sono seduto ad ascoltare l'organista che si esercitava o che provava il repertorio per un concerto.
Mi piace essere l'unico spettatore di un musicista che si esercita, il quale quasi mai si accorge che c'è qualcuno che lo sta ascoltando... ed è divertente vedere la sua espressione stupita quando, alla fine di un brano che ho particolarmente apprezzato, ringrazio applaudendo con discrezione: quasi sempre si alza dalla tastiera, impiega un po' a individuarmi nella penombra della chiesa deserta e fa un cenno quasi imbarazzato di saluto.

Poter suonare un organo da chiesa è uno dei miei sogni proibiti... ma chissà che un giorno non accada: come recita il famoso aforisma, «Nulla è impossibile, tutt'al più è assai improbabile».
In attesa di quell'improbabile giorno mi esercito su di una tastiera elettronica: in fondo basta chiudere gli occhi per immaginare di essere seduti all'organo del Boardwalk Hall Auditorium di Atlantic City...

Due bellissime musiche per organo, la "Ciaccona in Re minore" e soprattutto la "Ciaccona in Fa minore" di Johann Pachelbel, fanno parte del novero di quei brani che, come dicevo in un precedente intervento ("Euterpe"), porto sempre con me nel mio "lettore MP3 interno":  conosco a memoria le due ciaccone talmente bene da poterle riprodurre nella mente e "ascoltarle" in qualsiasi momento.

Ho cercato due buone esecuzioni, ma in rete non ne ho trovata alcuna che mi soddisfacesse; propongo dunque le "meno peggio" che sono riuscito a trovare.
Buon ascolto.


Johann Pachelbel - Ciaccona in Re minore.




Johann Pachelbel - Ciaccona in Fa minore.

11 dicembre 2010

Euterpe.

Euterpe (Ευτέρπη), la Musa della musica: lei ha sempre spazio nella mia vita.
Non so se succeda a tutti, se sia cosa comune, ma io ho la capacità di ascoltare alcune delle mie musiche preferite "suonandole" nella mia mente esattamente come se le ascoltassi da un impianto audio, con tutti i dettagli, perfino il catenacciamento dei tasti o del pedale in alcuni brani per organo. Le conosco davvero a memoria, ascolto quelle musiche da decenni e le ho sempre avute con me: nelle musicassette prima, poi sul walkman, in seguito sull'MP3 e ora certamente non mancano dall'hard disk dell'automobile.

Uno dei brani che mi danno più emozioni - e che voglio condividere con voi - è il terzo movimento Allegro del Concerto in Sol minore (RV107 o, nella vecchia denominazione, F. XII n°6) per violino, flauto, oboe, fagotto e basso continuo di Antonio Vivaldi: la struttura è quella ipnotica del "basso ostinato", otto note ripetute nella stessa sequenza dal basso che sostiene gli altri strumenti. Per me questa musica è sublime.

Buon ascolto.