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14 agosto 2011

"Perchè non parli?"

Pare che Michelangelo, soffermandosi ad ammirare la statua di Mosè che aveva appena finito di scolpire, abbia tirato una martellata sul ginocchio marmoreo gridando "Perchè non parli?", tanto la trovava realistica.
In effetti la scultura che avrebbe dovuto far parte della tomba di papa Giulio II nella basilica romana di San Pietro in Vincoli è davvero straordinaria e di un realismo quasi fotografico.


Certo, la scultura contemporanea è ben lontana sia dai canoni di quella classica, sia dalle vette di bellezza e perfezione toccate secoli addietro da scultori come Lorenzo Ghiberti, Donatello, Michelangelo, Giambologna, Andrea Sansovino e Cellini per arrivare fino ai famosissimi e candidi gruppi scultorei di Canova.

Eppure ai giorni nostri c'è chi crea sculture tanto inusuali e strane quanto affascinanti, nelle quali si può riconoscere una non comune dose di fantasia e la capacità - che si potrebbe definire genio - di vedere arte e bellezza anche nelle cose più comuni e difficilmente associabili all'arte (dei tubi di metallo), o in quelle più algide e apparentemente antitetiche all'arte a cui nessuno penserebbe mai, come la rappresentazione grafica tridimensionale di funzioni matematiche.
Ho detto "apparentemente antitetiche all'arte" nominando le funzioni matematiche perchè in realtà è risaputo che la matematica è indissolubilmente legata all'arte: basta citare per esempio la "Sezione Aurea" (link) e la "Successione di Fibonacci" (link), la prima applicata soprattutto alle arti figurative e all'architetura mentre la seconda si applica alle leggi della natura (la disposizione dei semi nei girasoli, ad esempio), alla musica e a un'infinità di campi dell'umano scibile, non ultima l'analisi tecnica finanziaria che su Finanza Online conosciamo bene per i "Ritracciamenti di Fibonacci" che tante gioie (e tanti dolori) ci danno.

Alcuni degli artisti di cui parlavo smentiscono anche l'idea comune che la scultura sia immobilità, creando sculture cinetiche che sfruttano l'energia del vento per muoversi con risultati quasi ipnotici che catturano lo sguardo e affascinano.

I filmati che seguono mostrano il "Singing, Ringing Tree" che non si muove ma emette suoni catturando il vento come se fosse un enorme flauto di Pan, una scultura mobile installata in America al DeCordova Museum Sculpture Garden di Lincoln, il "Perpetual Motion" che si trova nel porto di San Diego in California, una scultura cinetica di Mark White intitolata "Ripples 12", il "Double C" di cui non ho ulteriori notizie e infine la notevole scultura cinetica che si può vedere al BMW Museum di Monaco di Baviera: si tratta di 714 sfere metalliche pendenti dal soffitto attaccate a fili quasi invisibili che, come dicevo più sopra, vengono allungati o accorciati da un computer secondo delle funzioni matematiche in modo tale che, riproducendone il grafico tridimensionale, creino nell'aria profili di automobili e altre forme che offrono ai visitatori uno spettacolo sicuramente inusuale.

Siccome prima li ho citati, auguro un buon Ferragosto agli amici di Finanza Online così come a tutti coloro che mi leggono.











29 maggio 2011

Macchine sonore impossibili.

In un intervento che pubblicai nello scorso dicembre intitolato "Geniale" (link) c'è il video di un'animazione dal titolo "Resonant Chamber" appartenente alla serie "Animusic".
Sul canale Youtube di Animusic ho trovato altre animazioni davvero sorprendenti e gradevoli. Una in particolare si collega idealmente a un altro video che ho messo nel post del febbraio scorso intitolato "Tempo" (link), post in cui parlavo dei padri che dedicano volentieri il loro tempo libero a costruire dei giochi per i loro figli, giochi esclusivi perchè unici e in quanto tali assai più affascinanti per i bambini di una Playstation qualsiasi.
Se il padre che ha costruito la pista da parete per biglie avesse anche la passione per la musica, potrebbe prendere ispirazione da quest'animazione per la versione 2.0 della pista e aggiungere gli effetti sonori:




Altri filmati della serie Animusic che trovo assai simpatici sono "Drum Machine"...




...e "Pipe Dream 2".




Ho particolarmente apprezzato "Cathedral Pictures", animazione creata sulle musiche della suite "Quadri a un'esposizione" (link) di Modest Petrovič Musorgskij (link), composizione da annoverare fra quelle che preferisco e che ascolto sempre con piacere.
Il mio primo contatto con "Quadri a un'esposizione" risale (tanto per cambiare...) al 1971 e alla mia passione adolescenziale per la musica rock. In quell'anno il gruppo Emerson, Lake & Palmer pubblicò appunto "Pictures At An Exhibition", rivisitazione in chiave rock del capolavoro di Musorgskij; solo in seguito ascoltai la suite nelle due versioni classiche, quella eseguita da un'orchestra e quella originale per pianoforte.
Devo dire che la versione per orchestra colpisce di più l'ascoltatore, ma quella per pianoforte per me è senza dubbio più coinvolgente ed emozionante... ed è anche una bella sfida per un pianista.

A proposito di sfide pianistiche, alcuni anni fa, nella soffitta della casa "storica" della mia famiglia, ho scovato in una cassa piena di vecchi spartiti la trascrizione per pianoforte del dramma "La Valchiria" di Wagner (link). Non so dire come sia finito là dentro e lassù: sia mio nonno che mio padre erano (anche) musici, però nessuno dei due ha mai suonato il piano e non ho notizia di pianisti nella mia famiglia, ma tant'è.
Ho sfogliato quello spartito per curiosità e devo dire che occorre una buona dose di passione a un pianista che decida di cimentarsi nell'impresa di suonare "La Valchiria": in certe pagine ci sono più note nere che spazi bianchi.
Per pianisti che non si appassionano quando c'è da "vincere facile".

04 aprile 2011

Ingegno e ingegneri.

Tempo fa circolava questa simpatica barzelletta:
Tre studenti in Ingegneria discutono del corpo umano e fanno congetture su quale fosse la specializzazione di chi lo progettò.
Il primo studente dice: «Per me era un ingegnere meccanico: guarda tutte queste articolazioni, i movimenti precisi che possono fare!»
Il secondo risponde: «Ma no! Era certamente un ingegnere elettronico! Guarda, il sistema nervoso ha miliardi di connessioni elettriche, non ne ha così tante nemmeno il computer più evoluto.»
Il terzo ribatte: «Niente affatto, in realtà era un ingegnere civile: chi altri avrebbe potuto pensare di fare passare un canale di scarico di liquami in mezzo a un parco divertimenti?»
Al di là delle facili battute, ci sono manufatti e opere progettate da ingegneri che lasciano quantomeno interdetti per la loro assoluta assurdità: ci si chiede se abbiano davvero frequentato, studiato e passato gli esami o se invece abbiano avuto la laurea con altri mezzi...
Ricordo ad esempio com'era progettato l'attacco del braccio di traino per il rimorchio - che a volte ne trainava un secondo - in un vecchio trattore Fiat. Tale attacco era stato progettato in modo che il perno che fissava il braccio al corpo del trattore poteva essere infilato solo dal basso verso l'alto ed era trattenuto in sede da una piccola coppiglia infilata nella parte superiore del perno.
Di conseguenza se la coppiglia si rompeva o si sfilava, il perno del braccio di traino cadeva per gravità e il rimorchio si staccava dal trattore, alla faccia della sicurezza.
Complimenti all'ingegno dell'ingegnere che progettò tale meraviglia...

Dopo essermi inimicato gl'ingegneri meccanici, ora mi renderò antipatico agl'ingegneri civili (che già mi detesteranno per aver riportato la barzelletta di prima) e in particolare a quelli che progettano le strade. Più nello specifico, sto per (s)parlare di quelli che progettano gli svincoli più complessi, le intersezioni delle autostrade e delle direttrici di traffico a grande scorrimento.
Scherzi e barzellette a parte, con il massimo rispetto per gl'ingegneri capisco benissimo che soprattutto nelle grandi città l'interconnessione di numerose e grandi autostrade, delle tangenziali a sei o più corsie e delle grandi arterie di traffico rappresenta una sfida al limite del sovrumano, dato che abbiamo a che fare con la legge dell'impenetrabilità dei corpi. Le strade devono pur interconnettersi in qualche modo... e gl'ingegneri fanno quello che possono.
Il risultato, tuttavia, a volte lascia senza parole e in alcuni casi fa sorridere.
Di sicuro quando si affrontano per la prima volta certi svincoli e si deve capire rapidamente che strada prendere, quando e da che parte svoltare, occorre una considerevole dose di fortuna per imbroccare lo svincolo giusto, una mente assai sveglia, riflessi rapidi e un navigatore satellitare di quelli buoni.

Cliccando il link qui sotto si potranno vedere le foto riprese dai satelliti di alcune delle intersezioni e degli svincoli più complicati e più astrusi che siano stati non solo progettati, ma anche costruiti: sono 19 foto, che si possono scorrere con le frecce in alto a destra.

27 febbraio 2011

Tempo.

Qualche anno fa passava in televisione una pubblicità che mi colpì e che mi è rimasta impressa, al contrario del prodotto che pubblicizzava del quale non conservo alcun ricordo.
La pubblicità era in inglese, evidentemente si rivolgeva a un pubblico giovane. All'inizio una voce fuori campo chiedeva "Whad do you want?", cioè "Cosa vuoi?". Alla domanda rispondevano alcuni ragazzi e ragazze ripresi in piano medio e il cui aspetto, abbigliamento e modo di fare erano perfettamente aderenti ai canoni stilistici, sociali e (sotto)culturali dell'epoca.
Le risposte che davano erano quelle che ci si possono aspettare da giovani abituati ad avere tutto, poco impegnati, superficiali, edonisti e figli dell'era dell'immagine: "I want fame", "I want money", "I want power", "I want girls", "I want respect"...
Quei ragazzi non aspiravano ad altro che avere fama, denaro, potere, donne e rispetto per sentirsi onnipotenti.

Da ultimo veniva inquadrato un vecchietto abbondantemente oltre i 70 anni dall'aria triste e dall'aspetto emaciato. Lui, che aveva l'aria rassegnata dei vecchi che sanno di non avere ancora molto tempo da vivere, alla domanda "What do you want?" rispondeva con voce flebile: "I want... time!".    "Io voglio...  del tempo".

Già, il tempo.
Il tempo sembra scorrere sempre più veloce con l'aumentare dell'età e per qualcuno il tempo vale più della fama, della ricchezza, del potere e di ogni altra cosa materiale. Il tempo è sempre troppo poco, non riusciamo mai a fare tutto ciò che vorremmo perchè gl'impegni c'incalzano e ci costringono a occuparci d'altro. Viviamo in una perenne sindrome da accelerazione temporale alla quale, a partire dalla metà degli anni '70 in poi, si è stati costretti a sottostare fin da piccoli.

Vedo bambini ai quali vengono imposte tante e tali attività da farli assomigliare dei piccoli prigionieri costretti ai lavori forzati. Cominciano al mattino con la scuola, che se è a tempo pieno occupa anche parte del pomeriggio; poi segue l'attività sportiva che porta via almeno un'ora o un'ora e mezza, poi magari c'è qualche altra attività assimilabile alla scuola (penso a corsi di musica, danza, lezioni private e simili) che porta via un'altra ora o due e infine devono anche fare i compiti.
Qui saremmo già a sera; fra una cosa e l'altra i bambini non hanno avuto nemmeno una mezz'ora di riposo e non hanno ancora avuto nemmeno un minuto per fare ciò che i bambini hanno sempre fatto, almeno fino alla mia generazione e a quella successiva, fino alla metà degli anni '70: essere bambini.
Allora essere bambini voleva dire andare a  scuola al mattino, fare i compiti subito dopo pranzo e poi passare il resto del pomeriggio in compagnia di altri piccoli a giocare, a divertirsi senza preoccuparsi di nulla e a concedersi quel lusso straordinario, quel privilegio esclusivo che fino ad allora era stato concesso solo ai bambini e ai vecchi: perdere tempo, perchè per un bambino l'ozio non è ancora il padre di tutti i vizi e per un vecchio ha smesso di esserlo.

Se i ritmi di vita a cui certi genitori costringono i loro figli venissero imposti a loro, magari sul lavoro, succederebbe una rivoluzione. Invece i bambini non si ribellano, accettano ritmi di vita inadatti a loro e il carico d'impegni a cui devono sottomettersi li trasforma troppo presto in piccoli "lavoratori" solitari a cui viene sottratto il tempo da dedicare al gioco; per divertirsi hanno solo quei sostituti della vita ludica infantile che si chiamano Wii, X-Box, Nintendo DS e Play Station.
I bambini non giocano più con i bambini: giocano da soli con una macchina. Anzi: giocano contro una macchina, che in quanto tale è fatalmente destinata a vincere e a provocare in loro solo frustrazione... che spesso poi scaricano nella vita reale sui bambini più vulnerabili in forma di bullismo. Ma anche se sfidano altri bambini ai videogiochi, lo fanno attraverso la macchina e interagiscono con essa, non con i loro pari.  Comunque non è quasi mai un gioco "con" qualcuno: è quasi sempre un gioco "contro" qualcuno.
Ma che razza di adulti usciranno da bambini che non conoscono affatto l'empatia e la collaborazione ma conoscono solo l'egoismo e la competizione, la necessità di prevalere e d'imporsi a ogni costo sugli altri?

Eppure c'è ancora qualche padre che fa ai figli il regalo più grande e più prezioso: il suo tempo, da passare costruendo insieme a loro un gioco che nessun altro bambino può avere uguale.
Sono sicuro che qualsiasi bambino rinuncerebbe senza pensarci un attimo alla più evoluta consolle per videogiochi, pur di avere un padre che impiegasse qualche mese per costruire insieme a lui una pista da parete - che sembra uscita da qualche cartone animato - su cui far correre le biglie di vetro. Basta guardare l'aria radiosa del bambino che fa partire il meccanismo all'inizio del filmato qui sotto per capire cosa intendo.




Poi, naturalmente, fra i padri illuminati che dedicano il loro tempo ai figli c'è sempre quello che vuole strafare e che non ha il senso delle proporzioni. Quando a un padre affetto da megalomania, con rilevanti possibilità economiche e un'adeguata disponibilità di spazio salta in capo di costruire per il figlio una pista per le macchinine, può anche succedere di vedere mostruosità - ancorchè affascinanti - come questa...

21 febbraio 2011

Un consiglio? Tirate le tende...

La prima volta che lessi "1984" di George Orwell avevo circa 15 anni e una passione grandissima per la fantascienza.

Il libro riesce perfettamente a restituire al lettore l'atmosfera cupa e ansiogena in cui vive Winston Smith, il protagonista. In ogni stanza, in ogni angolo di strada, in ogni punto della città c'è un "teleschermo" attraverso il quale il Grande Fratello tiene sotto stretto controllo lo Stato e la Psicopolizia spia i cittadini, sempre pronta a intervenire rapidamente quando qualcuno commette la più piccola infrazione alle rigidissime leggi.

Qualcosa di simile al Grande Fratello di Orwell e che come lui è in grado di spiare le persone fin dentro a casa propria esiste, si trova in Internet e chiunque può vederlo: si tratta del sito "Gigapan" (link).
Questo sito contiene immagini ad altissima risoluzione di innumerevoli zone del mondo, ma le più spettacolari sono quelle delle città.

Le foto di Gigapan sono navigabili allo stesso modo di Google Earth: girando la rotellina del mouse si può zoomare fino a ingrandire i particolari più piccoli, il chè per le foto delle città significa potersi avvicinare fino a vedere in dettaglio cosa succede nei cortili recintati, nelle piscine e nei giardini sui tetti in cui la gente si sente al riparo da sguardi indiscreti, nei balconi e nelle terrazze senza palazzi di fronte in cui le persone si sdraiano a prendere il sole.

Dalle immagini di Gigapan si riesce perfino a vedere all'interno delle finestre e delle verande, si possono osservare le persone ignare intente nei gesti di tutti i giorni all'interno delle loro case, dove meno si aspettano di essere osservate da una sorta di Grande Fratello che non manderà la Psicopolizia ad arrestarle se sgarrano ma permetterà a chiunque di spiarle nell'intimità del loro domicilio, soprattutto nelle immagini notturne, quando le finestre aperte permettono di vedere benissimo gl'interni illuminati.

Insomma, come scriveva Orwell, "Il Grande Fratello vi guarda!" e se si vuole stare tranquilli in casa propria c'è solo una cosa da fare: tirare le tende
E per strada niente dita nel naso e altri gesti di cui ci si potrebbe vergognare: il Grande Fratello di Gigapan potrebbe essere intento a fotografare il luogo dove ci troviamo... e fra qualche settimana chiunque al mondo potrebbe spingere il suo sguardo in casa nostra o vederci all'aperto in situazioni imbarazzanti.

Qui l'elenco delle immagini navigabili di città.  A tutt'oggi, solo per quanto riguarda le città ci sono ben 856 immagini in 86 pagine: un click sulla foto che più c'incuriosisce e s'inizia l'esplorazione.

Il sito è in lingua inglese. L'immagine principale, quella navigabile col mouse, è larga  più o meno come lo schermo mentre più sotto ci sono spesso i cosiddetti "snapshots", le istantanee di dettagli scovati navigando le fotografie e ritenuti interessanti dalle persone iscritte al sito: passandoci sopra con la freccetta del mouse, sulla destra appare una descrizione del dettaglio; con un click si "plana" sul dettaglio scelto.

Giusto per dare un'idea di quanto sia possibile vedere i dettagli delle immagini, questa è la foto del Burj Khalifa di Dubai come appare nell'elenco indicato più sopra; notare la chiarezza con cui si legge la targa di una macchina che si trova da qualche parte nell'immagine di destra e il cerchietto che ho disegnato sulla torre.


Quest'altra foto mostra come sia possibile vedere una persona affacciata a una finestra del grattacielo, finestra che si trova nella zona evidenziata dal cerchietto nell'immagine sopra:


Capito perchè consiglio di tenere le tende tirate?