Creative Commons


Licenza Creative Commons - I testi originali scritti dall'autore di questo blog sono distribuiti con licenza Creative Commons per: Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia.

29 agosto 2011

Villa Pisani.

Per la sua maestosità e per la sua indubbia bellezza, la Reggia di Versailles (link 1) (link 2) impressionò molto la nobiltà europea che, adattando alcuni suoi dettagli a spazi infinitamente più piccoli (e a disponibilità economiche nemmeno lontanamente paragonabili a quella della monarchia francese), la prese a ispirazione e portò un po' di Versailles anche in Italia nell'edificazione di ville, rocche, residenze nobiliari e regge.

L'idea del "Grand Canal" di Versailles, il canale navigabile in cui si tenevano parate navali, spettacoli nautici e regate, si ritrova anche nelle naumachie che avevano luogo nelle peschiere di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (link).
Nella Rocca Meli Lupi di Soragna, in provincia di Parma, di cui consiglio caldamente la visita perchè è molto bella ma sfortunatamente poco nota, la "Galleria dei Poeti" (link) ricorda la spettacolare Galleria degli Specchi di Versailles.
La Reggia di Caserta (link) fu voluta dai Borbone per dimostrare al Re Sole che anche i monarchi spagnoli potevano avere una residenza maestosa come Versailles.

Chiunque abbia visitato Versailles e abbia visto anche Villa Pisani (link 1) (link 2) a Stra, in provincia di Venezia, non può non aver notato la somiglianza - seppure in scala assai ridotta - fra il parco della reggia francese e quello della dimora patrizia sulla riviera del Brenta.
Camminando nella parte orientale del parco di Villa Pisani ci s'imbatte in scorci davvero straordinari.

Subito fuori dalla villa c'è il Labirinto, uno dei pochi ancora "vivi" in Italia e in Europa. Dopo aver camminato parecchio ed essere tornati spesso sui propri passi per aver scelto un sentiero cieco, si arriva al centro dei nove cerchi concentrici di bosso dove c'è la torretta belvedere, sormontata da una statua di Athena.
L'esultanza per aver raggiunto il centro del labirinto potrebbe spegnersi al pensiero della strada ancora da fare per uscirne, ma una provvidenziale guida che staziona sulla sommità della torretta può aiutare i novelli Teseo che si avventurano nel labirinto a guadagnare l'uscita, o anche il centro se proprio non ce la fanno a raggiungerlo.

Poco distante dal labirinto c'è l'Esedra, una struttura monumentale con sei lati concavi che si trova all'incrocio di sei viali e ne è il centro prospettico. Due di questi viali sono coperti da archi di Wisteria tanto da sembrare dei tunnel e in primavera è davvero piacevole camminare sotto una cascata di profumatissimi fiori azzurri e lilla.
Peccato che quattro anni fa, l'ultima volta che ho visitato Villa Pisani, non sia stato possibile salire sulla terrazza dell'Esedra e non so se fosse chiusa solo in quel periodo o se adesso non sia più accessibile; per fortuna lassù c'ero stato molti anni fa, quando era ancora fruibile.

Allontanandosi ancora un po' dalla villa in direzione delle scuderie e parallelamente alla lunga piscina, si arriva alla curiosa "Coffee House", luogo dove nelle calde estati i villeggianti potevano trovare refrigerio perchè costruita sulla sommità della collinetta artificiale che nasconde una delle ghiacciaie della villa; da una grata nel pavimento l'aria fresca della ghiacciaia saliva nella piccola costruzione dalle ampie vetrate panoramiche.
La seconda ghiacciaia si trova in fondo al parco, sul lato occidentale, ben nascosta all'ombra degli alberi e poco distante dalle scuderie.

Camminando ancora lungo i viali alberati si arriva all'Orangerie, che non ha certo la grandezza, la struttura ricercata e la bellezza di quella di Versailles, ma in estate il profumo delle zagare è un vero piacere per l'olfatto.

Ancora un po' di cammino e si arriva alle scuderie, che rispetto alla villa si trovano al lato opposto del parco e alla fine della piscina che lo attraversa. Da qui si può godere del bellissimo colpo d'occhio prospettico parco - piscina - villa.
Deliberatamente non ho parlato della villa e delle sue sale, perchè sono talmente belle che voglio lasciare a chi vorrà visitarle il piacere di scoprirle.

Segnalo da ultimo una "chicca", di solito negletta perchè troppo vicina a un monumento grandioso come Villa Pisani che la mette in ombra.
Si tratta di Villa Foscarini Rossi (link 1) (link 2), che si trova a poco più di 500 metri di strada dall'ingresso di Villa Pisani, in direzione di Stra.
Al di là della sua bellezza dal punto di vista architettonico, una visita a Villa Foscarini Rossi sarà molto apprezzata dalle signore (e da qualche maschio feticista...) perchè è sede del Museo della Scarpa e ospita una mostra permanente di scarpe femminili disegnate dai più grandi e noti stilisti.

Dopo la villa, bisogna senz'altro visitare la Foresteria (chiamata anche "Barchessa" e visibile nelle foto alle pagine indicate più sopra) che personalmente trovo perfino più interessante della villa stessa, il cui salone dalle ragguardevoli dimensioni - di fatto occupa per intero il piano terra - è decorato da pregevoli affreschi di Domenico de Bruni.
Io ci sono stato in un giorno feriale quando non c'era nessun altro e ho potuto soffermarmi senza alcuna fretta a osservarlo per bene. Era una caldissima giornata di luglio e nel salone l'aria era fresca e gradevole; un po' stanco per le camminate fatte in precedenza a Villa Pisani, mi sono seduto a terra al centro del salone e sono stato almeno mezz'ora a riposarmi osservando con calma ogni dettaglio degli affreschi trompe-l'œil alle pareti e quelli sul soffitto.

Una curiosità: al di sotto del salone ci sono le cantine e le antiche travi di legno che sorreggono il pavimento sono piuttosto lunghe a causa delle grandi dimensioni dell'ambiente; ebbene, quando qualcuno camminava attraverso il salone io, seduto a terra, potevo percepire le vibrazioni abbastanza intense del pavimento dovute alla flessione delle travi sottostanti. Devo dire che faceva un po' impressione sentire il pavimento vibrare sotto il peso di passi nemmeno troppo pesanti, ma forse è proprio questa flessibilità strutturale ad averci consegnato intatto dopo secoli un ambiente di siffatta bellezza.

Se le visite a Villa Pisani e Villa Foscarini Rossi dovessero aver stuzzicato l'appetito, ancora un po' di strada e si arriva a Stra, in Piazza Marconi 58: lì c'è l'Osteria del Baccalà (link) e il nome la dice lunga su ciò che si troverà nel menù.
Il locale è piccolo, accogliente e tranquillo, l'atmosfera è rustica e famigliare, il cibo (soprattutto il baccalà) è davvero ottimo e la famiglia che gestisce l'osteria è molto gentile e disponibile.


Villa Pisani vista dalle scuderie.
Fontana.
Villa Foscarini Rossi - Foresteria: particolare dell'affresco sulla parete est.
Villa Foscarini Rossi - Foresteria: particolare degli affreschi trompe-l'œil fra parete e soffitto.

Villa Foscarini Rossi - Foresteria: affresco del soffitto.

21 agosto 2011

"Se proprio devi odiarmi..."


Se proprio devi odiarmi...
di William Shakespeare.


Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita.


14 agosto 2011

"Perchè non parli?"

Pare che Michelangelo, soffermandosi ad ammirare la statua di Mosè che aveva appena finito di scolpire, abbia tirato una martellata sul ginocchio marmoreo gridando "Perchè non parli?", tanto la trovava realistica.
In effetti la scultura che avrebbe dovuto far parte della tomba di papa Giulio II nella basilica romana di San Pietro in Vincoli è davvero straordinaria e di un realismo quasi fotografico.


Certo, la scultura contemporanea è ben lontana sia dai canoni di quella classica, sia dalle vette di bellezza e perfezione toccate secoli addietro da scultori come Lorenzo Ghiberti, Donatello, Michelangelo, Giambologna, Andrea Sansovino e Cellini per arrivare fino ai famosissimi e candidi gruppi scultorei di Canova.

Eppure ai giorni nostri c'è chi crea sculture tanto inusuali e strane quanto affascinanti, nelle quali si può riconoscere una non comune dose di fantasia e la capacità - che si potrebbe definire genio - di vedere arte e bellezza anche nelle cose più comuni e difficilmente associabili all'arte (dei tubi di metallo), o in quelle più algide e apparentemente antitetiche all'arte a cui nessuno penserebbe mai, come la rappresentazione grafica tridimensionale di funzioni matematiche.
Ho detto "apparentemente antitetiche all'arte" nominando le funzioni matematiche perchè in realtà è risaputo che la matematica è indissolubilmente legata all'arte: basta citare per esempio la "Sezione Aurea" (link) e la "Successione di Fibonacci" (link), la prima applicata soprattutto alle arti figurative e all'architetura mentre la seconda si applica alle leggi della natura (la disposizione dei semi nei girasoli, ad esempio), alla musica e a un'infinità di campi dell'umano scibile, non ultima l'analisi tecnica finanziaria che su Finanza Online conosciamo bene per i "Ritracciamenti di Fibonacci" che tante gioie (e tanti dolori) ci danno.

Alcuni degli artisti di cui parlavo smentiscono anche l'idea comune che la scultura sia immobilità, creando sculture cinetiche che sfruttano l'energia del vento per muoversi con risultati quasi ipnotici che catturano lo sguardo e affascinano.

I filmati che seguono mostrano il "Singing, Ringing Tree" che non si muove ma emette suoni catturando il vento come se fosse un enorme flauto di Pan, una scultura mobile installata in America al DeCordova Museum Sculpture Garden di Lincoln, il "Perpetual Motion" che si trova nel porto di San Diego in California, una scultura cinetica di Mark White intitolata "Ripples 12", il "Double C" di cui non ho ulteriori notizie e infine la notevole scultura cinetica che si può vedere al BMW Museum di Monaco di Baviera: si tratta di 714 sfere metalliche pendenti dal soffitto attaccate a fili quasi invisibili che, come dicevo più sopra, vengono allungati o accorciati da un computer secondo delle funzioni matematiche in modo tale che, riproducendone il grafico tridimensionale, creino nell'aria profili di automobili e altre forme che offrono ai visitatori uno spettacolo sicuramente inusuale.

Siccome prima li ho citati, auguro un buon Ferragosto agli amici di Finanza Online così come a tutti coloro che mi leggono.











07 agosto 2011

"Suo cimitero da questa parte hanno con Epicuro tutti suoi seguaci, che l'anima col corpo morta fanno."

«Canto decimo, ove tratta del sesto cerchio de l'inferno e de la pena de li eretici, e in forma d'indovinare in persona di messer Farinata predice molte cose e di quelle che avvennero a Dante, e solve una questione.»

Nel decimo Canto dell'Inferno Dante e Virgilio arrivano al luogo in cui gli epicurei scontano la colpa di aver negato l'immortalità dell'anima con il contrappasso della condanna a giacere in avelli infuocati: morti fra i morti, stanno infatti in un cimitero.

Epicuro arrivò alla negazione dell'immortalità dell'anima - e a preferire la ricerca della felicità nella vita terrena piuttosto che in quella eterna - meditando sul rapporto fra il Male e la divinità.

  • La prima ipotesi di Epicuro afferma che "Dio non vuole il Male ma non può impedirlo": nella visione epicurea dunque Dio sarebbe il Bene ma non potendo impedire il Male sarebbe anche impotente contro di esso, il chè contraddirebbe l'onnipotenza divina.
  • La seconda ipotesi afferma che "Dio potrebbe impedire il Male ma non lo fa": Dio avrebbe dunque la possibilità d'impedire il Male ma non facendolo si rivelerebbe per certi versi malvagio, contraddicendo l'assunto che Dio è il Bene supremo.
  • La terza, infine, afferma che "Dio non può e non vuole impedire il male": Dio cioè sarebbe a un tempo sia malvagio che impotente contro il Male, contraddicendo amendue gli assunti sull'onnipotenza divina e sul suo essere il Bene supremo.
Da queste tre ipotesi Epicuro conclude che "Dio può e vuole impedire il Male, ma siccome il Male è così presente fra gli uomini allora è lecito pensare che Dio non s'interessi a loro, che non faccia nulla per sottrarli alla pratica del Male e di conseguenza per salvare la loro anima dalla pena eterna".

In altre parole, Dio è del tutto indifferente alle sorti degli uomini perchè troppo lontani dalla perfezione divina e se non si preoccupa più di tanto di agire attivamente per salvare le loro anime vorrà dire che l'anima stessa non esiste, o quantomeno non è immortale e quindi non è meritevole di essere preservata nella prospettiva della salvezza eterna.

Sarà, ma più che indifferente alle sorti degli uomini Dio sembra determinato a non lasciare impunita nessuna mancanza. Punisce anzi con gl'interessi, se arriva a fare scontare ai figli incolpevoli le colpe dei padri malvagi: si nasce con addosso il Peccato Originale e in diversi versetti della Bibbia (Esodo 20,5 - Esodo 34,7 - Numeri 14,18 e Deuteronomio 5,9) Dio afferma che punirà le colpe dei padri nei figli fino alla terza e quarta generazione.

In effetti è difficile per noi umani (o almeno lo è per me...) capire come si possano conciliare l'onnipotenza e la bontà divina con la presenza del Male, in qualsiasi declinazione esso si manifesti: male commesso dagli uomini su altri uomini inermi - o peggio sui bambini - o morte e distruzione causate da eventi naturali.
Non mi spiego come mai persone innocenti - ma anche e soprattutto gl'innocenti per definizione, cioè i bambini - siano così di frequente condannati a patire sofferenze disumane che possono arrivare alla morte senza che ci sia un intervento superiore a risparmiargliele.

Ne ho parlato anche qualche mese fa in occasione del terremoto e dello tsunami che hanno portato l'apocalisse in Giappone, una prima volta nell'intervento intitolato "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare." e subito dopo in "Se la fede è un dono, grazie a Dio io non l'ho avuto."

Ammetto che la mia difficoltà a capire sia un limite dovuto al mio essere agnostico; immagino che chi ha una fede possa spiegare la coesistenza del male con l'onnipotenza e la bontà divina, se non altro perchè la fede può spiegare qualsiasi cosa anche in assenza una risposta plausibile con il noto "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare!".


30 luglio 2011

Il sonno della ragione...

Le parole di Bertholt Brecht (attribuite anche al pastore Martin Niemöller, seppur con qualche variazione) non hanno bisogno di alcun commento.
Meglio leggerle, rileggerle, ascoltarle e poi rileggerle ancora e ancora, meditando sul fatto che prima o poi tutti ci troviamo nella scomoda posizione di essere - per un motivo o per l'altro, per un attimo o per tutta la vita - parte di una minoranza "diversa" pesantemente, inutilmente, dolorosamente e incomprensibilmente vessata da una maggioranza "uguale".

Si può essere discriminati per le proprie idee politiche, per la fede che si professa o perchè non se ne professa alcuna, per la posizione sociale, per una disabilità innata o acquisita, permanente o temporanea.
Ci si può ritrovare discriminati per il proprio aspetto, per come ci si veste, per l'orientamento sessuale, per le proprie condizioni economiche, per l'essere coppia more uxorio, per l'etnìa a cui si appartiene, per il fatto di essere stranieri nel luogo dove si vive, per una malattia, perchè si è vecchi e per mille altre ragioni oltre a queste.
Soprattutto si viene discriminati per via dell'ottusa e cieca cattiveria della massa: l'uomo è un animale da branco e quando il branco fiuta il sangue la preda non ha scampo.

Nessuno si senta tranquillo nel suo piccolo orticello: la storia c'insegna che il vento cambia molto in fretta, basta un nonnulla per ritrovarsi dall'altra parte.
Se la vista di cinque o sei energumeni che se la prendono con un singolo indigna chiunque abbia dentro di sè un barlume di umanità, non si capisce come mai poi tutti si autoassolvano quando è l'intera società ad angariare una minoranza, che in molti casi altra colpa non ha (ammesso che di colpa si tratti...) se non quella di esistere.
Ancor più difficili da accettare - e per certi versi perfino odiose - sono le vessazioni perpetrate da chi alza e sbandiera la fede come segno distintivo di chi, ipso facto, è sempre dalla parte della ragione, da quei bravi cristiani che andando a Messa la domenica e recitando un Pater-Ave-Gloria la sera prima di coricarsi credono di aver fatto il loro dovere verso Dio, la patria e la famiglia, anche se per la verità la maggior parte di loro se la cava con assai meno impegno.
Dopo aver provveduto al lavacro della coscienza, avanti con l'odio e con la discriminazione fino alla successiva comunione... sperabilmente preceduta almeno dalla confessione, perchè capita anche che un certo numero di quei "bravi cristiani" sia talmente presuntuosa e superba da convincersi di essere sempre senza macchia e dalla parte giusta, accostandosi dunque all'Eucarestia con una semplice autoassoluzione senza nemmeno passare dal confessore.

L'empatia e la conoscenza dell'altro, ma soprattutto l'incapacità radicata di volgere la testa dall'altra parte e l'istintiva, insopprimibile determinazione a levare sempre la propria voce in difesa delle minoranze discriminate, sono le sole cose che possono impedire il sonno della ragione... e risparmiare all'umanità i mostri che genera.

Homo homini lupus...



24 luglio 2011

Time-lapse, sogni a occhi aperti...

Vimeo (link) è uno dei siti che visito piuttosto di frequente.
Lo preferisco senz'altro a Youtube perchè la qualità dei filmati è piuttosto elevata, sia dal punto di vista tecnico che da quello artistico: se Youtube è il mercatino delle pulci dove si trova proprio tutto ma di scarsa qualità, Vimeo è il negozio di oggettistica raffinata dove si trova meno materiale ma di ottima fattura.

Il canale di Vimeo sul quale passo più tempo è "Slowmotion & Timelapse Theater" (link), quello dedicato ai filmati girati con la tecnica del rallentatore e con quella opposta del time-lapse. Quest'ultima tecnica (link) permette di condensare in pochi minuti eventi che nella realtà durano un tempo assai più lungo e i movimenti, che pure appaiono accelerati, lo sono in un modo che risulta abbastanza naturale, al contrario di quanto accade proiettando un filmato a una velocità più elevata.

I video girati con la tecnica del time-lapse sono molto suggestivi, soprattutto quelli notturni: ci mostrano la realtà da una prospettiva che conosciamo poco... o che non conosciamo affatto: di notte facciamo di tutto tranne che guardarci attorno e osservare come la notte cambia i luoghi che siamo abituati a vedere di giorno.

Su "Slowmotion & Timelapse Theater" ho appena trovato tre filmati davvero molto belli, opera del fotografo Jeff Chen Kuo Chih (link 1) (link 2).
Sono stati girati in California, nella famosa Death Valley, la Valle della Morte (link). I paesaggi sono stupefacenti e le ambientazioni notturne li rendono - se possibile - ancor più onirici.
Consiglio di guardarli a schermo intero, la qualità tecnica è davvero eccellente.



Eastern Sierra Time Lapse HD from Jeff Chen Kuo Chih on Vimeo.



Eastern Sierra Time Lapse 2 from Jeff Chen Kuo Chih on Vimeo.



Eastern Sierra Time Lapse 3 | Milky Way | Via Lactea from Jeff Chen Kuo Chih on Vimeo.

17 luglio 2011

"Fluidum Letale".


"Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poichè il profumo è fratello del respiro.
Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere.
E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio.
"

Ho preso questo brano da "Il profumo" di Patrick Süskind perchè mi sembra un incipit perfetto per l'argomento di cui sto per scrivere. Non il profumo, ma il suo contrario: la puzza... che è anche il tratto distintivo dei luoghi in cui nacque e crebbe Jean-Baptiste Grenouille, il protagonista del romanzo.

Citando e parafrasando le parole di Süskind, non ci si può sottrarre alla puzza, poichè la puzza è sorella del respiro. A essa non si può resistere, se si vuole vivere.

La puzza ci circonda soprattutto adesso, in estate, quando il caldo torrido e i maledetti capi d'abbigliamento in tessuto sintetico trasformano tantissimi individui - uomini e donne in egual misura - in impunibili stupratori seriali dell'altrui olfatto.
Si può tranquillamente affermare che ogni giorno chiunque ha la sgradevole sorte di dover stare, per un tempo più o meno lungo, vicino a qualcuno che puzza; che si tratti di colleghi di lavoro o di chi ci sta vicino mentre si è in coda da qualche parte, che sia la persona che incrocia la nostra strada per un attimo o chi siede di fianco a noi per ore in treno o in aereo, che sia un altro avventore del bar dove facciamo una pausa o chi entra con noi in ascensore, il copione è il medesimo: all'improvviso, senza alcun segnale premonitore che ci permetta di difenderci allontanandoci, le nostre narici vengono colpite dal "Fluidum Letale" emanato dai caproni umani.

La cosa più incresciosa è che nella nostra società la puzza è un tabù fortissimo: chi puzza può imporre con arroganza al mondo intero il proprio disgustoso afrore e togliere il fiato a chiunque gli stia intorno, ma le vittime di questi stupratori olfattivi non hanno mai il coraggio di ribellarsi, di far notare al mal lavato di turno quanto la sua puzza sia rivoltante.

Le regole sociali ammettono che chi viene disturbato dal comportamento degli altri possa protestare, ammettono che chi prova fastidio per il fumo di sigaretta possa pretendere ope legis che i fumatori si allontanino, ammettono perfino che si faccia discretamente notare a un uomo che ha la patta dei pantaloni aperta, affinchè possa ricomporsi a salvaguardia della sua dignità, ma è difficilissimo che qualcuno trovi il coraggio di dire chiaramente a un altro "Abbia pazienza, lei puzza in maniera insopportabile: mi usi il riguardo di allontanarsi da me".
Anzi, per la declinazione olfattiva della Sindrome di Stoccolma, chi si vede costretto a sopportare la puzza della traspirazione altrui in qualche caso la giustifica postulando che, dopotutto, "L'uomo ha da puzzà"...

Da dove arriva questa remora sociale? Perchè l'odore acre della traspirazione e quello di putrefazione che esce da certi cavi orali sono un tabù tanto forte da indurre chi ne viene infastidito a sopportare stoicamente senza fiatare - e non solo in senso figurato?
Non saprei dirlo, non riesco a immaginare nessuna risposta convincente. 
Né riesco a comprendere come mai gli odori sgradevoli occasionali e fisiologici sui quali il controllo può essere mantenuto solo fino a un certo punto e comunque al prezzo di un crescente malessere fisico - quelli delle flatulenze - siano fortemente stigmatizzati dalla società insieme all'atto stesso, mentre gli odori sgradevoli persistenti che potrebbero essere risparmiati al prossimo con un minimo di pratiche igieniche e di rispetto verso sè stessi, prima che verso il prossimo - quelli della traspirazione e dell'alito che ammazza già da un metro di distanza - non siano affatto pubblicamente e platealmente censurati e chi li emana non venga mai apertamente biasimato né ripreso da chi gli sta intorno.

Se è comprensibile e giustificabile che chi sta tornando a casa dopo una giornata di lavoro (spesso pesante) abbia sudato e non sia olfativamente neutro, è senz'altro irrispettoso e sprezzante l'atteggiamento di chi, senza essersi lavato e messo abiti puliti, esce di casa sfoggiando il suo proprio lezzo rancido per andare a bere l'aperitivo serale nel bar di tendenza, o al cinema, o a fare compere (magari in un negozio di abbigliamento dove si proverà dei vestiti che poco dopo potremmo provare noi...), o in qualche locale pubblico, o finanche dal medico.

Giusto qualche giorno fa, a casa di amici, parlavo con un medico di base e una dermatologa; ebbene, mi dicevano che moltissimi dei loro pazienti si presentano in ambulatorio senza aver avuto il buon senso di fare una doccia, d'indossare biancheria intima e abiti puliti. La stessa cosa me l'ha confermata il mio fisioterapista: anche lui deve quotidianamente sopportare il contatto ravvicinato con pazienti che non hanno nemmeno quel minimo d'intelligenza necessario a comprendere che bisogna lavarsi e cambiarsi prima di andare in mezzo alla gente e massimamente prima di andare dal fisioterapista o dal medico.
Dal loro osservatorio "privilegiato" (!) concordano nell'affermare che sono soprattutto i giovani ad avere un rapporto conflittuale con l'acqua e con il sapone, per non parlare della loro pessima abitudine d'indossare quasi esclusivamente scarpe da ginnastica, che in estate trasformano i loro piedi in vere e proprie armi chimiche e lo diventano esse stesse, quando vengono tolte e lasciate alla portata delle altrui nari.

Ma davvero tanta gente non prova nemmeno un po' di vergogna a puzzare? Possibile che in tanti non si accorgano del fetore che hanno addosso? Possibile che non sentano la puzza di quelli trasandati come loro e non facciano due più due?
Su igiene personale ed eliminazione degli odori corporali sgradevoli i popoli orientali - in particolare i giapponesi - possono insegnarci parecchio, ma finchè si continuerà a fare apologia dell'afrore sostenendo l'idiozia secondo la quale "L'uomo ha da puzzà" c'è poco da essere ottimisti: l'orgoglio caprone avrà ancora lunga vita, temo.

Trovandosi al cospetto di chi si lava poco, il solo modo per difendersi dalle sue zaffate caprigne è respirare con la bocca, che grazie al cielo non ha recettori olfattivi. 
Se qualcuno si accorge che chi gli sta intorno respira con la bocca s'interroghi e si annusi: forse è giunto il momento di fare una doccia e cambiarsi...

11 luglio 2011

Canto Notturno Di Un Pastore Errante Dell'Asia.


Canto Notturno Di Un Pastore Errante Dell'Asia
di Giacomo Leopardi


Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
E' la vita mortale.

Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perchè dare al sole,
Perchè reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perchè da noi si dura?
Intatta luna, tale
E' lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perchè delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.

O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perchè d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perchè giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perchè giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E' funesto a chi nasce il dì natale.


02 luglio 2011

Saccheggi...

Da qualche parte nel mondo c'è un computer che in questo preciso momento (è lunedi 27 giugno, ore 23:41) sta registrando ciò che sto scrivendo. Le mie parole rimarranno custodite nella sua smisurata memoria fino alle ore 08:15 di sabato 2 luglio, momento in cui quel computer si risveglierà ed eseguirà l'ordine di pubblicare questo post secondo le istruzioni che io darò fra poco.
Tutto ciò succederà - agli hackers piacendo - senza che io debba più collegarmi a Internet.

La cosa mi torna comoda perchè alle 8:15 di sabato 2 luglio 2011 io sarò in giro per l'Umbria, in vacanza; posso scrivere adesso, con calma, poi quell'entità globale che è Internet si occuperà di pubblicare queste chiacchiere a tempo debito.
Siccome con la mente sono già in vacanza, per questo intervento la farò corta: mi limiterò a "saccheggiare" il canale Youtube dell'amico Avatar4567 e a segnalare i filmati che preferisco.
Si tratta, nell'ordine, di:
  • una curiosa versione per arpa di "Stairway To Heaven" dei Led Zeppelin;
  • la cover per violino eseguita da Vanessa Mae di "Hocus Pocus", un brano del gruppo olandese Focus originariamente pubblicato nel 1971 nell'album "Moving Waves";
  • l'esplosiva interpretazione di "Smooth Criminal" di Michael Jackson eseguita da Luka Sulic e Stjepan Hauser, due violoncellisti tanto agitati quanto creativi...
  • un simpatico filmato in cui s'immagina che Dio sia un disc jockey che con due giradischi... bè, lo vedrete;
  • un bel videoclip sulle note di "I Walk Alone" di Tarja Turunen.
Grazie Giulio, a buon rendere...









27 giugno 2011

Canzoni d'amore.

No, non ho alcuna intenzione di parlare di quelle micidiali canzoni nelle quali cuore fa invariabilmente rima con amore; non è il genere di musica che ascolto, non mi piace.
Il tema dell'amore è stato esplorato in tutti i modi con il solo limite della fantasia e non credo che esistano parole o pensieri d'amore non ancora detti in musica.
Certo, il malefico tormentone che appestò musicalmente l'estate di una decina di anni fa "Dammi tre parole - sole, cuore, amore..." è forse il gradino più basso che si sia toccato, ma per fortuna ci sono brani d'amore che vale la pena ascoltare, anche se non sempre amore equivale a felicità. Anzi...

Cominciamo andando un bel po' indietro nel tempo, intorno al 1580.
In quel periodo si diffuse in Inghilterra e nel nord Europa un brano che racconta il dolore di un innamorato respinto; quel brano s'intitola "Greensleeves".
Non si sa chi abbia composto Greensleeves, di cui sono arrivate fino a noi alcune versioni alquanto diverse fra di loro, a cominciare dall'intonazione. Questo brano infatti può essere eseguito sia sulla scala minore melodica che in quella dorica. Personalmente lo trovo più gradevole e "naturale" se eseguito sulla scala minore melodica, ma i gusti sono personali; peraltro è abbastanza inusuale per noi sentire brani scritti sulla scala dorica, che per questa ragione ci "suonano" innaturali e perfino stonati.
Le versioni che più probabilmente si avvicinano al brano originale sono quelle per liuto, ma di Greensleeves esistono registrazioni per clavicembalo, per strumenti antichi e con o senza voci.

Andiamo avanti di 20 o 30 anni e trasferiamoci nella Firenze dei Medici.
Qui avremmo trovato la Camerata De' Bardi intenta a immaginare una nuova forma di spettacolo che mescolasse la musica e la recitazione e che avrebbe dato origine al melodramma così come lo conosciamo.
Della Camerata De' Bardi faceva parte Giulio Caccini, che fra il 1600 e il 1614 pubblicò due raccolte di madrigali fra i quali compare "Amarilli, mia bella". Anche in questo caso c'è un innamorato alle prese con delle pene d'amore: la "sua bella" non crede che lui l'ami... dunque si spinge a dirle di squarciargli il petto affinchè possa finalmente crederlo, vedendo che sul suo cuore c'è scritto "Amarilli - è il mio amore".
La stragrande maggioranza delle esecuzioni di questo brano è cantata da un soprano; alcune volte c'è un controtenore (detto anche sopranista o falsettista, ovvero un uomo che si spinge sui registri normalmente riservati alle voci femminili) e poche sono le versioni cantate da tenori.
A dirla tutta non mi spiego come mai un brano in cui un uomo lamenta che la sua donna non creda al suo amore venga cantato quasi esclusivamente da voci femminili (o simil tali) e questo è uno dei tanti misteri della musica: è un po' come se l'aria "Amami Alfredo" dalla Traviata venisse sistematicamente cantata da un baritono...
Su Youtube ho trovato una versione di "Amarilli, mia bella" cantata dal tenore Ramon Vargas che mi sembra interessante.

La terza canzone d'amore che segnalo ci riporta ai giorni nostri o quasi, dato che si parla del 1970.
In quell'anno, Cat Stevens pubblicò l'album "Mona Bone Jakon" e la prima traccia di quel vinile è "Lady D'Arbanville".
Questa canzone ci racconta la disperazione di un uomo che cerca di convincersi che la sua donna stia dormendo, mentre in realtà giace morta... e le chiede, non rassegnandosi all'evidenza, come mai dorma così immobile, perchè il suo cuore sia così silenzioso, perchè sia tanto pallida, perchè sembri tanto fredda.

L'ultimo brano che ho scelto è "Cyrano" di Francesco Guccini. Non occorre aggiungere altro, le vicende di Cyrano de Bergerac sono note tanto quanto il suo amore puro e impossibile - e dunque sublimato - per Rossana.

Buon ascolto.







19 giugno 2011

"Volgiti 'n dietro e tien lo viso chiuso - ché se 'l Gorgón si mostra e tu 'l vedessi - nulla sarebbe di tornar mai suso"

«Canto nono, ove tratta e dimostra de la cittade c'ha nome Dite, la qual si è nel sesto cerchio de l'inferno e vedesi messa la qualità de le pene de li eretici; e dichiara in questo canto Virgilio a Dante una questione, e rendelo sicuro dicendo sé esservi stato dentro altra fiata.»

Nel nono Canto l'Alighieri si trova al cospetto delle Furie, che invocano Medusa affinchè il Poeta - guardandola - ne resti pietrificato. Virgilio lo mette in guardia, lo invita a chiudere gli occhi per non rischiare di esser tramutato in una statua, cosa che a Dante riesce senza difficoltà.

Mi chiedo però se altri personaggi contemporanei sarebbero in grado di chiudere rapidamente gli occhi in caso di necessità... e mi riferisco a quei personaggi noti (in particolare donne di spettacolo e donne della politica, spesso passate dall'una condizione all'altra per sublimazione, più che per evoluzione e/o pregressa militanza attiva... e qui mi taccio di nuovo) che non resistono alla tentazione del Botox pur di risparmiare ai loro visi l'insulto delle rughe, d'età o d'espressione che siano.
Tali  personaggi spesso coincidono con "quelle 'nfiate labbia" delle quali ho parlato introducendo il Canto settimo (link).

Basta che chi mi legge faccia mente locale e senz'altro gli verranno alla mente i volti quasi privi di mimica facciale e gli occhi perennemente spalancati tipici negli strigiformi - ma affatto innaturali negli umani - di una celebre ministro, di una nota sottosegretario (della quale chiunque ricorda i tacchi 16, il prognatismo, le grida acute e cantilenanti lanciate per sovrastare le parole dei suoi avversari e impedir loro di parlare nei programmi televisivi di approfondimento politico, nonché un celebre dito medio alzato in faccia a chi dissentiva dalle sue posizioni contestandola... ma della quale nessuno ricorda la seppur minima attività svolta in Parlamento, né si sa di che si occupi nel suo sottosegretariato), in parecchie loro colleghe parlamentari e anche nella famosissima moglie di un capo di Stato straniero.

Luciana Littizzetto, con la sua vulcanica genialità, ha coniato una definizione tanto ironica quanto sferzante - che non ripeterò - per descrivere gli occhi invariabilmente sbarrati della famosissima ex valletta ed ex modella attualmente ministro della Repubblica.

Un'altra parlamentare, portavoce del suo Partito che si vede spesso nei salotti televisivi in cui si discute (o meglio si litiga) di politica e che ha il cognome di un grandissimo architetto del passato, mi ha colpito perchè a guardarla mentre parla fa davvero impressione: del suo viso si muove prevalentemente la mandibola, il labbro superiore ha una mobilità ridotta e dal naso in su non si muove un solo muscolo, a parte il necessario ammiccamento. Sembra uno di quei pupazzi che i ventriloqui usano come "spalla" e che muovono solo la parte inferiore della bocca, come dicevo è davvero impressionante.

Tralasciando i riferimenti all'attualità, il nono Canto dell'Inferno ci porta fra gli eretici, condannati a stare per l'eternità a bruciare nei loro avelli ardenti.


13 giugno 2011

Genitori idioti? Non solo: anche assassini!

Io non avrei mai potuto intraprendere la carriera diplomatica.
Avrei forse potuto intraprendere quella militare: una trentina di anni fa, quando prestavo il servizio di leva nel 5° Reggimento Artiglieria Missili Contraerei, 1° Gruppo, 3ª Batteria di stanza a San Donà di Piave, nell'ultimo mese prima del congedo diversi miei superiori mi chiesero ripetutamente e con insistenza di prolungare volontariamente la ferma perchè, a loro dire, svolgevo molto bene le attività previste dall'incarico 321/M (link) che mi era stato assegnato e dunque avevo ottime possibilità di carriera, ma non ambivo a un grado più alto di quello che avevo già conseguito e per il futuro avevo altri progetti.
Fra questi sicuramente non c'era la carriera diplomatica, per la quale - al contrario di quella militare - sono totalmente inadatto: quando vedo determinate cose dico quello che penso e ciò è l'esatto contrario dell'essere diplomatico. Inoltre penso che definire cretino un cretino o idiota un idiota non sia un'offesa ma sia semplicemente dire senza ipocrisia come stanno le cose... e anche questo mi rende inadatto alla carriera diplomatica.

Ieri pomeriggio ero in macchina, stavo tornando a casa; avevo i finestrini aperti perchè la temperatura era mite e io adoro sentire il vento addosso. Ero fermo a un  semaforo rosso e ho guardato la macchina ferma alla mia sinistra, a un metro di distanza. Era un SUV, un BMW X5, anch'esso con i finestrini aperti e con a bordo la classica famigliola: papà alla guida, mamma sul sedile del passeggero e bambino di circa 4 anni.
Il problema è che il bambino non era ben assicurato al seggiolino di sicurezza, come prescritto dall'articolo 172 del Codice della Strada ma ancora prima dal buon senso e dall'istinto di protezione che i genitori dovrebbero avere verso i figli. Peraltro il seggiolino di sicurezza non c'era proprio, su quel SUV.

Quel cretino di quel padre, pur guidando un veicolo che nella versione base costa quasi 60.000 euro, ha evidentemente giudicato inutile spenderne altri 400 o poco più per i sistemi di ritenuta atti a proteggere l'incolumità di suo figlio in caso d'incidente.
Quella cretina di quella madre, dal canto suo, non solo se ne frega dell'incolumità del figlio (su questo punto le madri dovrebbero avere una sensibilità maggiore di quanta ne abbiano i padri, se non altro perchè i figli li mettono al mondo) e non pretende di farlo viaggiare in sicurezza sul seggiolino, ma  addirittura lo tiene in piedi fra sè medesima e il cruscotto: in caso di urto contro un ostacolo fisso alla velocità di 50 chilometri all'ora, quella deficiente schiaccerebbe suo figlio contro il cruscotto e non gli lascerebbe scampo, perchè in quelle condizioni verrebbe proiettata in avanti a una velocità tale da moltiplicare di almeno 50 volte il suo peso. La signora in questione ha quelle che comunemente si definiscono "forme generose", quindi ipotizzando (per difetto...) che pesi 70 kg e moltiplicando tale peso per 50, il risultato è che in caso di urto a 50 all'ora quella mamma si trasformerebbe in un pachiderma di tre quintali e mezzo che ridurrebbe in poltiglia suo figlio spappolandolo contro il cruscotto.

Ecco, questa è una di quelle situazioni nelle quali io dimostro senza possibilità di errore che non avrei mai potuto intraprendere la carriera diplomatica. Infatti, complici i finestrini aperti e il metro di distanza fra me e loro, non sono riuscito a trattenermi dal dire a quei due cretini: "Lo sapete che in caso d'incidente lei schiaccerebbe quel bambino contro il cruscotto?"
I due, che evidentemente non si aspettavano di essere ripresi, dopo un attimo di smarrimento hanno reagito nel modo che il loro misero livello intellettivo gli consente: lui si è qualificato con quello che probabilmente considera un virilissimo "Fatti i ca... tuoi", mentre la signora ha dato dimostrazione della sua classe (Dio li fa e poi li accoppia...) facendo le corna.
Io ho ribattuto: "Andate su Internet e guardate qualche filmato di crash test, poi decidete se la vita di vostro figlio vale i 400~500 euro che costa un seggiolino di sicurezza".
Li ho sentiti borbottare altri insulti, poi il semaforo è diventato verde e ognuno ha proseguito per la sua strada, il chè ha posto fine alla "chiacchierata".

Qualcuno fra chi legge giudicherà forse troppo forti gli aggettivi con cui ho descritto quei genitori, ma se devo essere sincero "cretini" è l'aggettivo più benevolo che mi viene in mente. Si, perchè più che cretini quel padre e quella madre sono potenziali assassini del loro bambino.
Se dipendesse da me, oltre alla sanzione pecuniaria e alla decurtazione di punti dalla patente, per i genitori multati per l'infrazione all'articolo 172 del Codice della Strada prevederei anche la limitazione temporanea della potestà genitoriale e la sanzione accessoria dell'obbligo di guardare almeno 20 ore di filmati girati in un centro traumatologico in cui si vedano senza censure e nel massimo dettaglio possibile (sangue, ossa rotte e suture incluse, senza tralasciare gemiti e lamenti) le operazioni di pronto soccorso e gl'interventi chirurgico-ortopedici eseguiti su bambini feriti in incidenti stradali.
Penso che in questi casi la terapia d'urto sia il miglior modo di fare prevenzione e se dopo aver visto molte ore di quei filmati si azzardassero a essere recidivi, io a quei genitori toglierei definitivamente i figli.

Senza pretendere di essere migliore di altri, ma rivendicando di essere da sempre un po' più previdente e prudente della media, per quanto mi riguarda posso dire di essere sempre stato profondamente convinto dell'utilità delle cinture di sicurezza. Nel lontano 1978, quando comprai la mia prima automobile, pretesi che fossero montate come optional a pagamento e le ho sempre, sempre usate sia da guidatore sulle mie vetture, sia da passeggero sulle macchine di altri che ne erano dotate.
Trent'anni fa o più, quando non era obbligatorio né averle né utilizzarle, essere passeggero e allacciare le cinture di sicurezza era un gesto che faceva storcere il naso ai più: quante volte i miei amici mi hanno chiesto "Perchè allacci la cintura, non ti fidi di me e di come guido?" e io avevo il mio bel da fare a spiegar loro che la mia non era mancanza di fiducia ma era semplicemente prudenza, era consapevolezza di non essere immortale.

Ora fortunatamente le cinture sono diventate un obbligo abbastanza rispettato, almeno dalle mie parti; sfortunatamente però vedo quotidianamente tanti genitori idioti che tralasciano di installare o di far utilizzare ai loro bambini i sistemi di ritenuta, siano essi i seggiolini di sicurezza o le cinture, diventando quindi potenziali assassini dei loro figli.

Non so se quei due cretini che ho ripreso ieri pomeriggio verranno davvero in rete a vedere i crash test, come gli ho suggerito di fare; Lombroso elevò a regola le sue osservazioni empiriche dimostratesi poi del tutto inattendibili, ma devo dire che le facce di quei due non esprimevano alcuna vivacità intellettiva...
Intanto consiglio a chi mi legge di guardare questi filmati e di riflettere: alcune immagini sono piuttosto crude (e a cercare su Youtube c'è roba assai più forte), ma penso che vedere il proprio figlio morto sapendo di esserne la causa sia ben peggio che vedere questi video... anche per dei genitori che quotidianamente mettono a repentaglio la vita dei loro figli e per questa ragione, a mio giudizio, inadatti al loro ruolo.
Riprendere un padre o una madre incoscienti che non hanno a cuore la vita dei loro figli e la mettono deliberatamente in pericolo è, a mio giudizio, un dovere civico.
Al quale io non mi sottraggo, anche a costo di essere preso a male parole da due cretini.











06 giugno 2011

Che fai di bello?

A volte le domande più innocenti, quelle che si fanno in modo automatico e senza avere piena consapevolezza della loro portata, sono anche le più invadenti.
È raro che quando due sconosciuti s'incontrano, entro il primo minuto d'interazione uno dei due non chieda all'altro "Che fai di bello?", domanda che può essere declinata anche nel formale e obliquo "Di cosa si occupa?" o nel più diretto "Che lavoro fa?".

Chi fa questa domanda non è quasi mai mosso da curiosità autentica: questa domanda è funzionale solamente a stabilire la gerarchia perchè, essendo l'Uomo un animale sociale, quando un individuo incontra uno sconosciuto ha bisogno di "prendergli le misure", di sapere come rapportarsi con lui e da quale posizione farlo, se da una posizione di superiorità o da una subalterna.

Nei secoli scorsi il censo era evidenziato in modo inequivocabile dall'abbigliamento. Ora non più, fatte salve poche eccezioni è difficile stabilirlo con certezza solo guardando a come una persona si veste.
I diversi stili non indicano quasi mai lo status sociale; servono soltanto per identificare e differenziare i gruppi di pari - quasi sempre giovani o giovanissimi - che hanno bisogno di sentirsi parte del gruppo anche e soprattutto adottandone la "divisa" (i pantaloni col cavallo all'altezza delle ginocchia e la cintura posizionata al di sotto delle natiche - sconfiggendo non si sa come la forza di gravità per mettere in bella mostra le mutande - sono solo l'esempio più recente e più volgare di queste uniformi), ma tali gruppi di pari includono individui di tutte le classi sociali e il censo è indistinguibile se si osserva soltanto l'aspetto esteriore.
L'automobile è forse l'ultimo fra i simboli di status che ancora resiste, ma come indicatore di censo non è abbastanza preciso: molte persone facoltose possiedono vetture medie e altrettante persone che non potrebbero permettersele acquistano vetture costose facendo debiti pur di apparire più ricche di quanto in realtà siano.

Per molti resta tuttavia essenziale, quando incontrano uno sconosciuto, stabilire al più presto la gerarchia, capire chi dei due è l'alfa e chi l'omega. In una società dove - parafrasando Alberoni - è più importante avere che essere, naturalmente l'alfa sarà il più facoltoso e l'omega il meno abbiente. Ciò è particolarmente vero fra uomini nelle situazioni ricreazionali e, sempre in àmbito ricreazionale, nell'interazione fra uomini e donne finalizzata alla seduzione.
Nel primo caso alcuni uomini, particolarmente quelli insicuri, trovandosi in un ambiente che annulla anche la più labile evidenza delle differenze di censo (penso per esempio ai luoghi dove si fa attività sportiva amatoriale come palestre, piscine, gruppi di cicloamatori e simili, dove tutti si è vestiti allo stesso modo e non è possibile o consigliabile indossare orologi costosi o altri accessori atti a evidenziare la ricchezza) hanno la necessità di rapportarsi con gli sconosciuti da una posizione di superiorità; per loro è essenziale essere rassicurati sul fatto che l'interlocutore non sia superiore a loro.
Nel secondo caso, invece, quando l'obiettivo è la seduzione c'è la necessità di sincerarsi sul censo dell'interlocutore o interlocutrice per fare la prima "scrematura" e capire se ci siano le basi per andare oltre. Raramente un uomo cercherà di sedurre una donna più ricca perchè un uomo mal tollera il sentirsi economicamente subalterno alla propria donna. 
Da parte sua, una donna raramente accetterà di essere corteggiata da un uomo che svolga un lavoro comunemente giudicato poco prestigioso o tipico di chi sta nella parte più bassa della scala sociale: potendo essa scegliere fa più corteggiatori, a parità di aspetto estetico chi viene giudicato economicamente e/o socialmente "inferiore" avrà pochissime possibilità di essere preso in considerazione rispetto ai concorrenti più abbienti e/o in posizioni più prestigiose.

Questo meccanismo ha anche un fondamento evoluzionistico, sia dal punto di vista maschile che da quello femminile: le femmine sono portate a scegliere il maschio che può dare di più alla prole in termini di protezione e sostentamento, mentre i maschi prediligono femmine che siano in una posizione socio-economica a loro subalterna, che non siano economicamente indipendenti e di conseguenza siano più controllabili, "dominabili" e che possano dar loro una discendenza certa.

Ho avuto modo di verificare empiricamente quanto, per alcuni, sia destabilizzante non conoscere il censo della persona con cui interagiscono. Tempo addietro ho passato un po' di tempo su alcune chat a dialogare del più e del meno con perfetti sconosciuti.
La sequenza di domande che mi ponevano le persone con cui dialogavo era invariabile e prevedibile: 
  1. di dove sei?
  2. quanti anni hai?
  3. come mai sei in chat?
  4. che lavoro fai?
La cosa divertente era osservare le reazioni degl'interlocutori quando io deliberatamente non rispondevo alla quarta domanda, fingendo di non averla letta e parlando d'altro. Di solito la domanda veniva reiterata con insistenza e più a lungo io evitavo di rispondere, più gl'interlocutori s'innervosivano. Spesso l'altra persona abbandonava il dialogo, seccata per il fatto che non rispondevo o forse perchè incapace di gestire la situazione senza sapere come inquadrarmi.
Potrei anche dire delle reazioni delle persone con cui dialogavo quando dicevo di avere un lavoro abbastanza prestigioso e di come le stesse persone cambiassero completamente registro quando, in un dialogo successivo in cui io entravo nella chat con un nome diverso, dicevo con lo stesso lessico le stesse cose dette la prima volta ma qualificandomi come muratore, agricoltore o disoccupato: in 30 secondi al massimo si dileguavano o, se continuavano a dialogare con me, lo facevano con una discreta dose di superbia...

In assenza di segni evidenti, il modo più semplice per conoscere il censo di una persona è chiederglielo direttamente... e assai inverecondamente, aggiungerei.
Si, perchè chiedere a una persona appena incontrata "Che lavoro fai?" equivale a chiederle "Quanto guadagni in un mese?" e per estensione "A quanto ammonta approssimativamente il tuo patrimonio?"
Ecco, è questo che veramente vuol sapere chi s'informa su quale sia l'occupazione della persona appena incontrata. Chiedere conto a qualcuno della sua situazione economica è però un tabù; le convenzioni sociali, il buon senso e il galateo non ammettono che tale domanda sia posta in modo diretto all'interlocutore (massimamente se ci si è appena conosciuti), quindi si cerca di mascherare l'intento ripiegando sulla domanda più "politicamente corretta", apparentemente accettabile e innocua che dà il titolo a questo intervento.

C'è qualcosa di più impertinente, invasivo, urticante e imbarazzante di uno sconosciuto che ci chiede - ancorchè in maniera (non troppo) abilmente dissimulata - quanti soldi abbiamo da parte?
Non credo...

29 maggio 2011

Macchine sonore impossibili.

In un intervento che pubblicai nello scorso dicembre intitolato "Geniale" (link) c'è il video di un'animazione dal titolo "Resonant Chamber" appartenente alla serie "Animusic".
Sul canale Youtube di Animusic ho trovato altre animazioni davvero sorprendenti e gradevoli. Una in particolare si collega idealmente a un altro video che ho messo nel post del febbraio scorso intitolato "Tempo" (link), post in cui parlavo dei padri che dedicano volentieri il loro tempo libero a costruire dei giochi per i loro figli, giochi esclusivi perchè unici e in quanto tali assai più affascinanti per i bambini di una Playstation qualsiasi.
Se il padre che ha costruito la pista da parete per biglie avesse anche la passione per la musica, potrebbe prendere ispirazione da quest'animazione per la versione 2.0 della pista e aggiungere gli effetti sonori:




Altri filmati della serie Animusic che trovo assai simpatici sono "Drum Machine"...




...e "Pipe Dream 2".




Ho particolarmente apprezzato "Cathedral Pictures", animazione creata sulle musiche della suite "Quadri a un'esposizione" (link) di Modest Petrovič Musorgskij (link), composizione da annoverare fra quelle che preferisco e che ascolto sempre con piacere.
Il mio primo contatto con "Quadri a un'esposizione" risale (tanto per cambiare...) al 1971 e alla mia passione adolescenziale per la musica rock. In quell'anno il gruppo Emerson, Lake & Palmer pubblicò appunto "Pictures At An Exhibition", rivisitazione in chiave rock del capolavoro di Musorgskij; solo in seguito ascoltai la suite nelle due versioni classiche, quella eseguita da un'orchestra e quella originale per pianoforte.
Devo dire che la versione per orchestra colpisce di più l'ascoltatore, ma quella per pianoforte per me è senza dubbio più coinvolgente ed emozionante... ed è anche una bella sfida per un pianista.

A proposito di sfide pianistiche, alcuni anni fa, nella soffitta della casa "storica" della mia famiglia, ho scovato in una cassa piena di vecchi spartiti la trascrizione per pianoforte del dramma "La Valchiria" di Wagner (link). Non so dire come sia finito là dentro e lassù: sia mio nonno che mio padre erano (anche) musici, però nessuno dei due ha mai suonato il piano e non ho notizia di pianisti nella mia famiglia, ma tant'è.
Ho sfogliato quello spartito per curiosità e devo dire che occorre una buona dose di passione a un pianista che decida di cimentarsi nell'impresa di suonare "La Valchiria": in certe pagine ci sono più note nere che spazi bianchi.
Per pianisti che non si appassionano quando c'è da "vincere facile".

21 maggio 2011

I colori del buio.

Nonostante io sia già arrivato ben oltre il "mezzo del cammin di nostra vita" ci sono delle cose che immancabilmente risvegliano l'eterno bambino ch'è in me - e in tutti noi, se lo si vuole ammettere.

Qualche decennio fa, quando ero ragazzino, abitavo in campagna, lontano da zone urbanizzate. Il cielo e l'astronomia mi hanno sempre affascinato e, abitando in una zona priva d'inquinamento luminoso, di notte potevo osservare il firmamento nelle condizioni più favorevoli.
Sopportavo stoicamente gli assalti di sciami di zanzare fameliche pur di stare sdraiato sul prato a guardar le stelle, a cercare con lo sguardo quei puntini quasi invisibili in movimento che erano i satelliti (in realtà li ho visti assai di rado) e a tentare di riconoscere le costellazioni, che sulla carta stellare erano nitidissime ma che in cielo erano sfuggenti.
A parte quelle più evidenti, cioè Perseo, Andromeda, il Leone, l'Orsa Maggiore e poche altre, riuscire a vedere le costellazioni era difficilissimo... ma il cielo stellato esercitava su di me un'attrazione tale che, in estate, quasi tutte le sere passavo almeno una mezz'oretta col naso all'insù a immaginare - più che vedere - quelle nebulose e quelle galassie viste in fotografia sui libri astronomia.

Tutto ciò che si può vedere nel cielo notturno e diurno, compresi i fenomeni ottico-fisici che si verificano nell'atmosfera, mi affascinava da bambino e seguita ad affascinarmi da adulto; ancora oggi guardo quei fenomeni con lo stesso stupore di allora.
Ho avuto per due volte la fortuna di vedere un arcobaleno circolare e alzando lo sguardo al cielo ho osservato abbastanza di frequente qualche parelio (link), ma gli spettacoli per me più emozionanti sono le aurore boreali, di cui ho già parlato nel post "Il mondo di notte".

Recentemente, navigando sul canale in alta definizione di Vimeo (link), ho trovato due filmati realizzati dal fotografo norvegese Terje Sørgjerd con la tecnica del "time-lapse" (link), filmati che non esito a definire mozzafiato e che piaceranno a chi come me non ha perduto la capacità di meravigliarsi davanti agli spettacoli della natura.
Il primo s'intitola "The Mountain" (link) ed è stato girato a Tenerife (Isole Canarie, Spagna) sul Teide, il vulcano inattivo che è anche il monte più alto della Spagna. Si tratta di un bellissimo filmato realizzato prevalentemente di notte in cui la Via Lattea è davvero spettacolare.
Il secondo filmato s'intitola "The Aurora" (link); girato nel Kirkenes National Park in Norvegia, vicino al confine con la Russia, "The Aurora" mostra una delle più imponenti e stupefacenti aurore boreali che si siano viste negli ultimi anni.
Il paesaggio nordico sarebbe già uno spettacolo anche da solo; con il balletto di colori dell'aurora boreale diventa magico.

Suggerisco di guardare questi filmati a schermo intero perchè la qualità è elevatissima... e le immagini, come dicevo, sono davvero mozzafiato.


The Mountain from TSO Photography on Vimeo.


The Aurora from TSO Photography on Vimeo.

14 maggio 2011

"Non celare il segreto del tuo cuore..."


Non celare il segreto del tuo cuore...
di Rabindranatha Thakur (Tagore)


Non celare il segreto del tuo cuore,
amico mio.
Dillo a me, solo a me, in segreto.
Tu che sorridi tanto gentilmente,
sussurralo sommessamente,
il mio cuore l'udrà,
non le mie orecchie.

La notte è fonda,
la casa è silenziosa,
i nidi degli uccelli
son coperti di sonno.

Dimmi tra lacrime esitanti,
tra sorrisi titubanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore!


08 maggio 2011

Jesus Christ Superstar.

La televisione ha i suoi ritmi, le sue "stagioni" ed è alquanto prevedibile.
Tali ritmi sono scanditi dalla riproposizione, anno dopo anno, degli stessi film nelle stesse occasioni, ruminati in eterno o perché effettivamente sono capolavori senza tempo, o perché vengono comunque e sempre riguardati dal pigro pubblico televisivo o perché, più probabilmente, c'è una fascia di telespettatori che ha aspettative assai modeste e dopo aver acceso la TV sul solito canale guarda quel che passa il convento senza darsi troppa pena di cercare qualcosa di meglio, neppure ora che con l'avvento delle trasmissioni digitali terrestri (senza scomodare quelle via satellite né i canali a pagamento) il numero di canali liberi fra i quali scegliere è molto alto e l'offerta è assai differenziata.
 
Non si spiega diversamente il fatto che, a distanza di anni dall'uscita nelle sale e dopo che il DVD è stato allegato a più di un settimanale, vi sia ancora qualcuno che in televisione (ri)guarda per esempio l'ennesima replica di "Ghost", di "Dirty Dancing", di "Sister Act", della serie "Don Camillo", i cinepanettoni fra Natale e l'Epifania, i cinecocomeri (e non solo quelli) in estate, quando in televisione fra giugno e settembre ha luogo la quotidiana l'orgia delle repliche e, infine, i films che narrano la morte di Cristo e che vanno in onda fra la Domenica delle Palme e il lunedi dell'Angelo.

I films sulla Passione di Cristo in genere non vanno per il sottile nel mostrare primissimi piani di crudeltà e di tortura con immagini talmente esplicite che se fossero inserite nell'àmbito di altri film verrebbero senz'altro vietate ai minori ma, siccome a subirle è Gesù, allora a giudizio della Commissione per la Revisione Cinematografica (la vecchia "Censura") anche un bambino di 7~8 anni può senza subire alcun danno psicologico veder frustare a sangue un uomo, può vedere la sua faccia sanguinante con una corona di spine conficcate nella fronte e intorno alla testa, può vederlo appoggiato a una croce mentre degli energumeni gl'inchiodano mani e piedi al legno, può vederne un altro trapassargli il torace con una picca,... il tutto sotto gli occhi della madre e di altre donne che gridano di dolore e di orrore mentre altri sadici ridono.
D'altra parte, se non le vedono in qualche film, ai bambini queste crudeltà non vengono certo risparmiate: gli vengono comunque dette e spiegate per filo e per segno con dovizia di dettagli al catechismo in parrocchia e/o nell'ora di religione a scuola.

Quest'anno, a Pasqua, c'è stato un paio di emittenti che ha riproposto "Jesus Christ Superstar" (link), film musicale del 1973 che partendo dai celebri "musical" americani degli anni '50 e '60 fu il primo di una serie di film musicali appartenenti al genere rock (link) che negli anni '70 e '80 ebbero parecchio successo.
Di questa serie io trovo particolarmente interessanti "Tommy" (link) che non è citato nell'elenco, "Il fantasma del palcoscenico" e, appunto, "Jesus Christ Superstar".
All'epoca ero adolescente ed ero appassionato di musica rock, soprattutto quella un po' più raffinata nota come "Glam Rock" (link) pur senza disdegnare il rock più veemente di gruppi come Led Zeppelin, Deep Purple, E.L.&P., Jethro Tull e altri.
Vidi per la prima volta Jesus Christ Superstar quando uscì nelle sale e la colonna sonora mi piacque tanto che il giorno dopo corsi a comprare il disco. Non so dire quante volte lo ascoltai allora... e poi anche negli anni successivi.

Lo scorso lunedi di Pasqua ho riguardato il film in TV.
In merito alle considerazioni che ho fatto prima sulla crudeltà dei films sulla Passione devo dire che in Jesus Christ Superstar non ci sono scene troppo cruente, anche se nella scena del processo davanti a Pilato, quando quest'ultimo conta le 39 frustate che vengono inflitte a Gesù, l'ossessivo giro di chitarra elettrica dal volume crescente che fa da sottofondo all'azione e quella voce che conta le frustate evocano nello spettatore una discreta ansia.

Il film è stato girato nel deserto del Negev e ambientato non duemila anni fa ma negli anni '70, con carri armati e aerei da caccia che ogni tanto appaiono in qualche scena e gli attori vestiti in stile hippy; in fondo Woodstock (link) ere un ricordo ancora vivo, era ancora un passato prossimo.
Il cast è composto da attori e cantanti all'epoca per nulla famosi e anche dopo non si è più sentito parlare granchè di loro, almeno in Italia. Di Ted Neeley, il Gesù del film, non si hanno più avute notizie, nonostante fosse perfetto per quella parte come attore e anche come cantante se la cavasse. Una delle poche eccezioni è forse costituita da Carl Anderson, che nel film impersonava Giuda e che ha continuato la carriera di cantante. Strana sorte toccò invece l'attore che impersonava l'apostolo Pietro, che in seguito ebbe una carriera da attore di film pornografici: non male come salto mortale...

Guardando il film mi capitava di canticchiare le canzoni e mi sono reso conto del fatto che a distanza di 38 anni da quando lo vidi per la prima volta ricordo ancora a memoria i testi dei brani che compongono la sua colonna sonora... anche se magari ho difficoltà a ricordare cos'ho fatto tre giorni fa; miracoli della memoria a lungo termine, o forse i primissimi effetti nefasti di... quel tedesco, come si chiama... diavolo, eppure lo sapevo... ce l'ho sulla punta della lingua... ah, si: Alzheimer...

Nella colonna sonora ci sono diversi brani che giudico molto interessanti; quelli che preferisco fanno da sottofondo alla riunione del Sinedrio in cui Caifa e Hannah decidono di far condannare a morte Gesù ("This Jesus Must Die") e alla successiva entrata di Gesù a Gerusalemme ("Hosanna"), al tradimento di Giuda che rivela a Caifa dove poter catturare Gesù ("Damned For All Time / Blood Money"), al processo davanti a Pilato ("Trial Before Pilate") e il brano che precede la crocefissione ("Superstar"), che è anche il più noto.
Simpatica la scena della cacciata dei mercanti dal Tempio ("The Temple"), ma tutta la colonna sonora è gradevole.
Almeno lo è per i "ragazzi" degli anni '70 che ama(va)no il rock...









29 aprile 2011

"Quanti si tegnon or là sù gran regi - che qui staranno come porci in brago"

«Canto ottavo, ove tratta del quinto cerchio de l'inferno e alquanto del sesto, e de la pena del peccato de l'ira, massimamente in persona d'uno cavaliere fiorentino chiamato messer Filippo Argenti, e del dimonio Flegias e de la palude di Stige e del pervenire a la città d'inferno detta Dite.»

Ho tralasciato la Divina Commedia per un mese e mezzo; altri avvenimenti di attualità meritavano attenzione e ho voluto parlarne, ma ora torniamo all'Alighieri. L'ottavo Canto dell'Inferno ci porta fra gli spirti che in vita indulsero in due vizi capitali: l'ira e l'accidia.

Fra i miei ricordi più lontani, quelli del catechismo a cui 40 e più anni fa nessun bambino sfuggiva, c'è la domanda che chiunque sia "andato alla dottrina" si sarà posto almeno una volta sentendo l'elencazione dei sette vizi capitali fatta dal catechista: ma che diavolo è l'accidia?

Quando il parroco parlava a noi bambini di 8~10 anni dei vizi capitali, bene o male avevamo un'idea di cosa si trattasse: la superbia era l'atteggiamendo sdegnoso di quell'antipatico del secchione primo della classe verso gli altri, l'avarizia era il non mettere la moneta da 100 lire nel cestino della questua durante la Messa, l'invidia ci coglieva alla vista del compagno di giochi più benestante quando arrivava in sella alla sua bicicletta nuova fiammante col cambio a 5 rapporti, la gola era il non saper resistere davanti al barattolo della Nutella e l'ira era quel desiderio irresistibile di far del male fisico a quel cretino che ci aveva fatto lo sgambetto e poi s'era messo a ridere.

Della lussuria ci veniva detto il meno possibile. Il prete ce lo aveva descritto come il più terribile dei vizi, che aveva a che fare con pratiche innominabili e peccaminose che cessavano di essere tali solo se fatte fra marito e moglie e tanto doveva bastarci: ogni domanda mirata a cercare di capire meglio cosa fosse questa tremenda "lussuria" (che nonostante l'assonanza sapevamo per certo non essere lo stile di vita dei ricchi) veniva zittita dalla faccia arcigna e dall'occhiata fulminante del prete.

Ma l'accidia? Cos'è mai questo vizio mai sentito? Mistero, all'epoca nessuno l'ha mai capito anche perchè al contrario della lussuria, che immaginavamo essere qualcosa di quantomeno divertente se non altro per l'energia e l'impegno che il prete metteva nel tenercene all'oscuro e per le mezze verità sapute dai ragazzi più grandi sulle quali la fantasia preadolescenziale ricamava parecchio, l'accidia dava l'idea di qualcosa di aspro e sgradevole, dunque in fondo non c'interessava più di tanto.

La frase che ho usato come titolo mi ricorda personaggi assai noti, che fanno spesso parlare di sè e che conosciamo tutti... bè, non certo perchè invidiosi o accidiosi - semmai altro è il vizio nel quale indulgono - ma qui mi taccio per non scivolare oltre il rigo.


24 aprile 2011

Auguri.

Auguro una Pasqua serena agli amici di F.O.L., a Giulio, a Giorgio "J.T.Kirk", a Federica, all'avvocato Antonio G., a Sara e a chi segue questo mio blog senza essersi (ancora) manifestato.


Buona Pasqua a tutti.

22 aprile 2011

La fattoria degli animali.

Nel bel racconto "La fattoria degli animali" (link), che in realtà è una metafora neanche tanto mascherata del regime sovietico, George Orwell immagina che un giorno gli animali, stanchi di essere sfruttati e trattati male, si ribellino a Mr. Jones - il proprietario di Manor Farm - e prendano essi stessi il controllo della fattoria.
Il leader è Napoleon, un maiale, che dopo aver assunto la guida della ribellione vede la necessità di dare alla fattoria un minimo corpus legislativo da cui far discendere le regole di convivenza fra gli animali. Fissa dunque un eptalogo e fa scrivere a Snowball, il suo "secondo", questi Sette Comandamenti a lettere cubitali sul muro del granaio:
  1. Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
  2. Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico.
  3. Nessun animale vestirà abiti.
  4. Nessun animale dormirà in un letto.
  5. Nessun animale berrà alcoolici.
  6. Nessun animale ucciderà un altro animale.
  7. Tutti gli animali sono uguali.
Molto presto, però, Napoleon e tutti i maiali iniziano a tiranneggiare gli altri animali, di fatto si comportano esattamente come faceva Mr. Jones; a un certo punto iniziano perfino a camminare in posizione eretta. Alla fine la dittatura di Napoleon sugli altri animali sarà totale, toglierà di mezzo Snowball e i Sette Comandamenti verranno cancellati dal muro del granaio per lasciare spazio all'unico comandamento che in quella società conterà davvero:
TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI
MA ALCUNI SONO PIÙ UGUALI
DEGLI ALTRI.

Ciò che da parecchi anni succede in Italia all'approssimarsi della Pasqua (ma anche del Natale) mi porta a credere che il comandamento finale non valga solo nel racconto di Orwell ma trovi un riscontro oggettivo anche nel mondo reale e nel nostro Paese in particolare:  tutti gli animali sono uguali, ma gli agnelli sono più uguali degli altri.

Sgombro immediatamente il campo da ogni possibile fraintendimento: innanzitutto non tollero la crudeltà sugli animali, verso i quali il mio atteggiamento è assai francescano; inoltre sono visceralmente contro la caccia perchè non giustifico il maltrattamento e l'uccisione di nessun animale per fini ludici o di passatempo.
Infine, io non mangio carne ovina perchè ha un sapore e un odore che trovo sgradevoli, dunque non essendo parte in causa credo di poter vedere la questione con il distacco necessario a parlarne con un minimo di obiettività.
Pare che gli agnelli siano più uguali degli altri animali: sono gli unici per i quali due volte all'anno il mondo animalista si mobilita, scomodando addirittura l'espressione "stragi rituali" per definire l'abitudine di consumare a Pasqua e a Natale la carne di agnello.

Rilevo che non è mai pervenuta notizia di mobilitazioni dell'E.N.P.A. in direzione della Sardegna per stigmatizzare il consumo di "su porceddu" (il maialino da latte al mirto), ricetta che richiede un maialino nutrito solo del latte della madre e che abbia al massimo 45 giorni di età, né che si siano mai levate proteste contro i piatti a base di piccione, cioè un giovane colombo macellato appena prima che cominci a volare.
Misteri dell'animalismo talebano...

Invito innanzitutto ad ascoltare questa "pubblicità" diffusa in questi giorni dall'E.N.P.A. (Ente Nazionale per la Protezione degli Animali), che a prescindere dalle intenzioni di chi l'ha prodotta io giudico assai di cattivo gusto e fuorviante:

Ogni giorno vengono soppressi per finalità di alimentazione umana miliardi di animali fra bovini, suini, equini, polli, conigli, anatre, tacchini, quaglie, piccioni, lumache, rane e via elencando. Se a questi aggiungiamo quelli pescati nei mari e nei fiumi, il numero di animali quotidianamente uccisi per ragioni alimentari diventa enorme, eppure non ho mai sentito nessuna campagna contro la quotidiana strage (non) rituale dei polli, ad esempio, né ho mai sentito l'E.N.P.A. scagliarsi contro la mattanza delle cozze per le impepate con la forza con cui si scaglia contro l'uccisione di "neonati" ovini per le costolette a scottadito.
Eppure tanto i polli quanto le cozze sono animali... esattamente come gli agnelli. O no? O gli estremisti dell'animalismo non considerano gli agnelli animali come lo sono i polli da spiedo, le cozze da impepata e i puledri da costata? Per costoro gli agnelli sono più uguali degli altri animali?

Qual è la discriminante che differenzia un animale appartenente alla schiera di quelli di serie B che si possono macellare e mangiare senza che un'E.N.P.A. pontificante (con al seguito un certo numero di conduttori e conduttrici televisive assai famosi e molto ascoltati a tener bordone) ci faccia sentire degli assassini di neonati, da quelli appartenenti all'eletta schiera degli animali più uguali degli altri che secondo i talebani dell'animalismo dovrebbero morire solo di vecchiaia e magari ricevere più cure e protezione di quelle accordate di malavoglia e mugugnando - con buona pace degli spiriti natalizio e pasquale - a persone (umane, non animali...) che sfidano la morte attraversano il mare su fragili barche sovraccariche per sfuggire alle persecuzioni di regimi violenti che negano loro i più elementari diritti umani, incluso quello alla vita?

Dipende forse dal fatto che gli agnelli sono giovanissimi?
Anche i vitelli, i puledri e i giovani polli vengono macellati a pochi mesi dalla nascita: perchè nessuno definisce "neonati" quei polli, vitelli e puledri che si possono macellare e mangiare senza problemi, a differenza degli agnelli?
Dipende dal fatto che gli agnelli sono piccoli, immacolati e morbidi?
Allora è una questione di razzismo: i maialini da latte brutti, maleolenti, ricoperti dei loro escrementi e con le setole ruvide non fanno tenerezza, dunque possono morire... ma guai a toccare gli agnelli, il cui belato commuove gl'ipocriti assai più del grugnito di un maiale... o del pianto di un uomo disperato.
Anche i piccioni sono piccoli e morbidi, ma per loro non si usa il termine "neonati" in una pubblicità inutilmente violenta e di pessimo gusto: perchè  maialini e piccioni si possono mangiare ma gli agnelli no?

Ammetto di non riuscire a capire questa crociata contro la macellazione degli agnelli, non riesco a capire che differenza ci sia fra un giovane Ovis Aries e tutti gli altri giovani animali di cui l'Homo Sapiens Sapiens si nutre da sempre.
Non comprendo perchè sia da disprezzare e da colpevolizzare chi mangia l'agnello e non chi mangia altri animali.

Qualcuno mi spiega cos'hanno di speciale gli agnelli rispetto ai maialini da latte, ai puledri e alla fauna tutta? Cosa li differenzia e li eleva sugli altri animali?
Qualcuno mi spiega i motivi di questa indignazione a senso unico dei pasdaran dell'animalismo?